<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926</id><updated>2012-02-11T01:53:25.156Z</updated><category term='Stagioni'/><category term='Riflessioni'/><category term='Note'/><category term='Lettere'/><category term='Movimenti'/><title type='text'>La Tana dell'Elfo</title><subtitle type='html'>...non è un po' buio qua dentro?</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>23</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-400532473556997760</id><published>2007-03-28T01:49:00.000Z</published><updated>2007-09-20T13:38:48.517Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>Vinicio Capossela - Camera a Sud</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 153, 153);font-size:130%;" &gt;Tra moderno e post-moderno&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;Sono sfumati i tempi in cui all’artista veniva dato il compito d’interpretare il ruolo di – e spesso di essere – anima tribolata, alle prese, affaccendata, con la vita precaria e disordinata, di destreggiarsi con progetti di lungo periodo che non gli riuscivano semplici per voluta natura. Quanto era affascinante la dissoluta vita dell’Artista, eternamente in bilico, tra essere e apparire, tra emozione e sensazione. Ma i tempi odierni sono altri. La solida struttura, l’ordine costituito dai forti e arroganti poteri superiori, dalle cariche moderne, contro cui l’Artista ha lottato con strenuo ardimento, non ci sono più, oggi hanno lasciato il campo di battaglia, le istituzioni si sono liquefatte davanti al fuoco di un capitalismo extra-territoriale, dicono “globalizzato”; un campo vuoto, senza punti di riferimento: liquido. All’attuale stato dell’arte, un gesto di coercizione risuonerebbe come una carezza, come un gesto dal calore umano, la dimostrazione che ancora qualcuno sopra di noi e per noi, guida l’azione collettiva, orienta il lungo periodo. La precarietà e l’estrema natura effimera delle cose, delle relazioni, dei progetti è per tutti oggi; dobbiamo essere artisti, la libertà è gratis, anzi è meglio, da meno spese ai governi e tutti possiamo assaporarne il gusto agrodolce. Artisti, per forza o per amore, pare l’unica strada per vivere nell’extra-territorialità che tutti prende e tutti stritola, nella globalizzazione che ci toglie ogni sicuro punto di riferimento, negandoci la possibilità di un qual si voglia progetto collettivo di medio termine. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 153, 153);font-size:130%;" &gt;Nostra madre l’Incertezza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;Leggo “1994” su questa copertina sgraziatamente purpurea, poco più di un decennio, ma quanto più tempo è passato, caro Vinicio… Eri ancora lì, appoggiato e sonnacchioso, a cospargerti di fumi e fascino da bohemien d’oltremare, suonavi ancora certe note e parole, ti rendevi affascinante. Certe atmosfere descritte da Capossela in questo bel disco, lo consegnano già all’archivio storico, ad un passato recente ma profondamente diverso. Questo disco è storicizzato dalle sue stesse parole entro gli ultimi barlumi di una tarda modernità. Le “stagioni” cantate da Vinicio, che hanno &lt;em&gt;il vuoto dentro al frigo ed un malox per amico&lt;/em&gt;, le &lt;em&gt;veglie infinite&lt;/em&gt; entro gole di notti buie e fonde, a noi uomini della post-modernità liquida, oggi, sembrano simpatici clichè, fan comparire quel sorriso trattenuto di chi sente parlare (altri) della propria quotidianità.
&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);font-size:130%;" &gt;Relitti d’un tempo trascorso&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;Dopo questa lunga introduzione, anche un po’ inutile, possiamo provare ad abbozzare un ritratto di questo giovane Vinicio e tracciare i confini della sua opera color porpora.
&lt;em&gt;Camera a sud&lt;/em&gt;, ci restituisce un Vinicio ben diverso da quello conosciuto negli ultimi apprezzati album. In questo buon lavoro il "Corvotorvo" rimane ancora entro un registro di pieno cantautorato italiano, degno ma anche assai rigoroso, privo dei magnifici e fantasiosi ornamenti di momento. Vuoi il cast di musicanti, vuoi l’arrangiamento di una mano prevalente come quella di Antonio Marangolo - ambedue ereditati dalle scuderie Contiane - il Capossela pare ben più rigido e inquadrato dietro a quel piano, dell’artista barocco e post-moderno che calca oggi i nostri palchi vestito da Minotauro o da chissà che altro. Qualche tinta leggermente sud americana, qualche milonga, un certo piglio swing, ma in definitiva l’occhiolino è strizzato alla nostra tradizione e nulla è nuovo rispetto ai primi lavori notturni. Oltre agli inevitabilmente (accompagnato da tali sapienti mani) raffinati arrangiamenti, melodie e parole son già farina del suo copioso e prolifico sacco, denotano una caratura melodica mai scontata o banale, assai poco soporifera e sopra la media, come un potenziale letterario buono, ma non ancora affinato, snello, leggero, giocoso ed armonico, come l’odierno. Le tematiche vertono tutte attorno alle fatiche e alla precaria condizione in cui la vita ci getta, tra l’ironia di canzoni, come la popolare &lt;em&gt;Che coss’è l’amor?,&lt;/em&gt; viaggio tra “gl’inferi dei bar” che richiama un certo gusto per la descrizione – che (visione fittizia e personale) ho sempre associato a &lt;em&gt;Boogie &lt;/em&gt;di Paolo Conte - o &lt;em&gt;Il mio amico ingrato&lt;/em&gt;, istantanea di un matrimonio al limite dell’impudenza, ed altri momenti più lirici e romantici, come la struggente &lt;em&gt;Non è l’amore che va via &lt;/em&gt;o &lt;em&gt;Amburgo&lt;/em&gt;, la risplendente &lt;em&gt;Fatalità&lt;/em&gt;. Delicata filastrocca descrittiva è anche l’omonima &lt;em&gt;Camera a sud&lt;/em&gt; che ci offre un punto di vista privilegiato, una finestra, da cui osservare un mezzogiorno mediterraneo tra tufo, gelsomini e tamerici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);font-size:130%;" &gt;Talento sfuggente&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;
&lt;span style="color: rgb(255, 255, 153);font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;Inizio tiepido per un talento assoluto che sarebbe andato spogliandosi negli anni a venire. Oggi Vinicio Capossela è uno dei migliori artisti italiani ad avere ancora mani di piuma e voce di sale, con quel suo bel gusto per la parola raffinata, per la melodia più tradizionale, per le immaginifiche suggestioni da cinematografo, con i suoi valzer asburgici e tutto quel corollario di fonti che sapientemente sa suggerire senza cingersi in definizioni.
Questo pregevole lavoro, che pur non consiglio, dimostra una volta ancora come, anche senza l’ausilio di ripieghi meschini, si possa giungere ad un egregio risultato di nobiltà artigiana, forse artistica. Mi chiedo spesso quale sia la linea che separa produzione artistica e produzione artigianale. Mi domando quale sia il confine labile, soggettivo, vacuo, che ci faccia indicare l’una e l’altra cosa. Come Sant’Agostino scriveva nelle &lt;em&gt;Confessioni&lt;/em&gt; riguardo al tempo, personalmente intuisco la differenza tra quale sia arte e quale sia artigianato, ma non sarei in grado di esprimerla, di darne una definizione precisa, di tracciare una nitida linea di demarcazione.
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-400532473556997760?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/400532473556997760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=400532473556997760&amp;isPopup=true' title='34 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/400532473556997760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/400532473556997760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/01/vinicio-capossela-camera-sud.html' title='Vinicio Capossela - Camera a Sud'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>34</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-5993503317136187640</id><published>2007-02-11T22:32:00.001Z</published><updated>2008-12-10T17:20:57.981Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere'/><title type='text'>L'ULTIMA ESTATE DI KLINGSOR di Herman Hesse</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/Rd9xsAM9qeI/AAAAAAAAAAo/fLd5jBXINu8/s1600-h/hesse1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/Rd9xsAM9qeI/AAAAAAAAAAo/fLd5jBXINu8/s320/hesse1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5034867909206059490" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div  style="text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/Rc-bDtx7fzI/AAAAAAAAAAY/SFi6lUD9cUs/s1600-h/displimg.php.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/Rc-bDtx7fzI/AAAAAAAAAAY/SFi6lUD9cUs/s320/displimg.php.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5030409796927061810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt;Lasciando parzialmente le giovanili velleità romantiche, nel 1919, Hesse, in completa solitudine, si trasferisce nel piccolo borgo di Montagnola nel Canton Ticino, rifugio dalla Germania nazista e splendido pertugio da cui vagheggiare l’amata Italia, con i suoi colori pastello e le sue tiepide giornate di sole.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt; L’esotico (agli occhi di un tedesco) paesaggio ticinese, con la sua natura vitale e policromatica, i suoi profumi, la pacata cordialità dei luoghi e della gente, riversa tutta la propria suggestione nella penna del grande scrittore, che compone uno dei quadri più deliranti e immaginifici della sua intera esperienza. Il naturalismo caratterizzante le opere acerbe viene qui sgretolato, la struttura compositiva e il linguaggio intessono una trama fortemente espressionista che lascia spazio al colore, alla forma, e alla percezione, in un rutilante acquarello di essenze splendenti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="color: rgb(255, 204, 102); text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;“&lt;i style=""&gt;Un’estate infuocata ed intensa era iniziata. I giorni roventi, seppure lunghi, se ne fuggivano avvampati come bandiere in fiamme, alle notti di luna brevi e afose si alternavano brevi e afose notti di pioggia, le settimane splendenti trascorrevano deliranti come rapidi sogni, sovraccarichi di visioni.&lt;/i&gt;”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="color: rgb(255, 204, 102); text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Iniziava così l’ultima estate del pittore Klingsor, anima irrequieta e discussa, un ultimo intenso sorso di vita - vita ebbra e folle - vissuta fino in fondo, come un bicchiere di vino rosso robbia, sino all’ultima goccia. Il pittore ormai quarantaduenne ritorna, in quell’ultima stagione della propria vita, nei luoghi “mediterranei” e caldi in precedenza vissuti e vagheggiati, torna per abbandonarsi in una ultima seducente e vivida estate, un’estate in cui perdersi nell’intensità delle visuali del paesaggio, nelle note intense di un vino cinabro, nella conturbante sensualità di un nuovo amore, nella folle poesia dei colori. Profumi, sapori, esotismo, i moduli e gli stili di Hesse convergono in quest’opera pittorica dal tratto intenso. Si mischiano nell’aria delle serate trascorse desideri sensuali e presagi di morte, brama del futuro e coscienza della fine. Uccidere la vita con le proprie mani prima che l’ombrosa civiltà occidentale la trascini con sé, nel suo incipiente declino, nel suo lento tramonto. Klingsor nelle numerose lettere, nel fresco profumo dei crotti, nel succo d’uva sincero, nelle vivande frugali, nell’annullamento dell’Io nella natura, è sempre perseguitato dal presagio e dall’ombra della morte e solo vivendo, vivendo dissolutamente, sembra riuscire a tener colmo, almeno per un poco, quel vuoto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="color: rgb(255, 204, 102); text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“&lt;i style=""&gt;Brindarono;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cupa l’ombra sorrise dalle sue profonde occhiaie e d’un tratto qualcosa attraversò la sala, come un vento, come uno spirito. D’un tratto la musica fu muta, all’improvviso, come dissolta, i ballerini erano volati via inghiottiti dalla notte e la metà delle luci si era spenta. Klingsor diresse il suo sguardo alle porte scure. Fuori stava &lt;st1:personname productid="la morte. La" st="on"&gt;la  morte. La&lt;/st1:personname&gt; vedeva campeggiare. &lt;st1:personname productid="La fiutava. Come" st="on"&gt;La fiutava. Come&lt;/st1:personname&gt; gocce di pioggia sulla polvere di una strada di campagna, questo era l’odore della morte. Allora allontanò da sé la coppa, spinse via la seggiola ed uscì lentamente dalla sala, andandosene fuori, nel giardino cupo, solo, nell’oscurità, mentre lampi guizzavano sulla sua testa. Il cuore gli pesava greve nel petto, come pietra su una tomba.&lt;/i&gt;”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="color: rgb(255, 204, 102); text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il racconto prosegue su linee altere, nella sua sottile denuncia, pervaso da una &lt;i style=""&gt;hessiana&lt;/i&gt; contrapposizione ai valori borghesi, all’uomo occidentale: stanco, avido, sfrenato, puerile, impietosamente fermato da Klingsor nell’ultimo autoritratto, poco prima che venisse &lt;st1:personname productid="la morte. Pochi" st="on"&gt;la morte. Pochi&lt;/st1:personname&gt; giorni chiuso nella bellezza dell’abitazione di pietra (Casa Camuzzi?), dedito solo alla frantumazione, alla scomposizione ossessiva del proprio Io, al ritratto blasfemo della sua identità e con essa dell’uomo della tarda civiltà: il moribondo uomo europeo che vuole morire, pieno di una infantile paura della morte e pieno di una spossata disponibilità a spegnersi. In quei giorni di furibonda tensione Klingsor, diviene - tipico &lt;i style=""&gt;alter ego&lt;/i&gt; Hessiano - crucciato e mosso dagli scandalosi avvenimenti che scuotevano la schiena della vecchia Europa, ferito nella sua fanciullesca sensibilità. Presagisce l’ora ormai tarda, gode il tramonto dal suo spoglio davanzale di pietre, e nel verde tramonto del sole, vede quello dell’Uomo e nel tramonto dell’uomo, vede l’avvento di una nuova speranza, di una nuova rinascita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="color: rgb(255, 204, 102); text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i style=""&gt;“Ognuno ha le sue stelle” disse Klingsor lentamente, “ognuno ha la sua fede. Solo ad una cosa io credo: al tramonto. Viaggiamo in una carrozza sull’orlo dell’abisso e i cavalli si sono fatti ombrosi. Noi siamo al tramonto, tutti, noi tutti dobbiamo morire e rinascere, la grande svolta è per noi giunta. E’ dappertutto la stessa cosa: la grande guerra, la grande trasformazione nell’Arte, il grande crollo degli stati dell’occidente. Da noi, nella nostra vecchia Europa, tutto ciò che di buono e di peculiare avevamo è morto; la nostra bella ragione è divenuta follia, il nostro denaro è carta, le nostre macchine sanno soltanto sparare ed esplodere, la nostra arte è suicidio. Noi tramontiamo, amici, questo ci è dato in sorte… ”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: times new roman;"&gt;              &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:times new roman;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt;Hesse in queste poche pagine supera sé stesso, supera le tradizionali dicotomie che avevano caratterizzato la produzione precedente (&lt;i style=""&gt;Amicizia, Il miglioratore del mondo, Sotto la ruota, Demian&lt;/i&gt;) e successiva (&lt;i style=""&gt;Narciso e Boccadoro, Il lupo della steppa&lt;/i&gt;), scioglie le cristallizzazioni legate alla descrizione nitida e semplice, per avventurarsi in un magmatico policromatismo visivo, in una ridefinizione continua dell’identità, non più scissa da attrazioni bipolari, ma confluente nell’Uno e nel tutto. Come poi in &lt;i style=""&gt;Siddartha &lt;/i&gt;(1922), anche in questo vivissimo racconto si prefigurano soluzioni vicine all’olismo delle religioni orientali, ad un tutto organico e interrelato, ad uno sconosciuto Panta rei, limpidamente riconoscibili nell’immagine del grande fiume osservato da Siddartha, nelle pagine conclusive dell’omonimo romanzo. Soluzioni che qualche studioso si affrettò a definire semplicistiche e adolescenziali (L. Mittner, C. Cases), qualcun altro, come “un'argentea ragnatela di banalità” (A. Chiusano), trascurando la portata emotiva, il trasporto, che quelle stesse pagine suscitavano, ignorando, non incolpevolmente, i laceri postumi della prima guerra mondiale, e la precaria instabilità psichica in cui giaceva Hesse, separato dalla famiglia e avviluppato nella sua malattia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;
Per via della loro reale essenza, della loro natura analitica, adolescenza e semplicità, nello scrittore tedesco, non possono certo essere ricondotte ad accezioni tanto riduttive. Hesse mai potrà essere definito uno scrittore per adolescenti, ma per tutta l’esistenza, adolescente egli stesso, cosciente vittima di un cronico stato di purezza infantile. Adolescenza, purezza e infanzia, nel senso dell’intransigenza e dell’ostinazione, del mettere in perenne discussione gli ambigui compromessi, le convenzioni tramandate e le accomodanti certezze della maggioranza.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt;Lo stesso Hesse scriveva in una delle lettere del suo sterminato epistolario: “&lt;i style=""&gt;Non esiste altra via per lo sviluppo e l'attuazione che l'interpretazione, quanto più possibile perfetta, del proprio essere … Dato che tale strada è resa difficile da molti ostacoli, sia morali che di altro genere, e dato che il mondo ci vede più volentieri standardizzati, uniformati e deboli, che non caratterizzati da una forte personalità, chiunque si differenzia dalla media, non può fare a meno di affrontare una dura lotta per la vita … Chiunque crede di poter non tenere conto delle convenzioni e delle esigenze della famiglia, dello stato e della comunità, deve essere pienamente consapevole che lo fa a proprio rischio&lt;/i&gt;”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;
Ed Hesse non smise mai di credere nella sua letteratura vivida ed emozionale&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);font-size:130%;" &gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;non smise di credere che l’espressione chiara e limpida potesse rapire più cuori e toccare più anime, non si fermò dinanzi al rischio di rimanere solo, espose sempre la propria anima nuda agli occhi forestieri. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;&lt;o:p&gt;
&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;Nell’estetica tradizionale esistono due modi per avvicinare l’opera d’arte: un approccio cognitivo e un approccio relazionale. Nel primo caso l’apprezzamento è guidato dalle conoscenze razionali acquisite sull’opera, nel secondo l’osservatore riduce la distanza dall’opera osservata, lasciandosi alle emozioni, al trasporto e alle vibrazioni che l’opera stessa sa trasmettere, diviene parte attiva e compresente, riempie l’opera, la parola, la nota di significati propri. Ecco, allora, la chiave di lettura adeguata per cogliere appieno la raffinata natura dell’Hesse scrittore e la sensibilità intellettuale dell’Hesse uomo: un approccio basato sull’empatia e sulla capacità di abbandonarsi all’Arte come pura espressione del sé. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;In uno dei suoi saggi letterari, lo scrittore tedesco, quasi a prender posizione verso le critiche che i sacerdoti e gli accoliti della narratologia e dell'ermeneutica muovevano (ed avrebbero mosso) alle sue opere, affermò: “&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;&lt;i&gt;La bramosia di venire a capo dell'arte e della poesia mediante analisi critica ha ridotto notevolmente la capacità elementare di sapersi abbandonare, di saper guardare e di saper ascoltare. Interpretare è un gioco dell'intelletto, un divertimento spesso, assai bello, che si addice a persone sagaci, che non hanno familiarità con l'arte, ma che possono leggere e scrivere libri sulla plastica dei negri o sulla musica dodecafonica, ma non trovano l'accesso all'intimo di un'opera d'arte, perché si fermano davanti alla porta, tentano di aprirla con cento chiavi e non si accorgono che è aperta&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 102);"&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-5993503317136187640?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/5993503317136187640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=5993503317136187640&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/5993503317136187640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/5993503317136187640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2007/02/lultima-estate-di-klingsor-di-herman_11.html' title='L&apos;ULTIMA ESTATE DI KLINGSOR di Herman Hesse'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/Rd9xsAM9qeI/AAAAAAAAAAo/fLd5jBXINu8/s72-c/hesse1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-2537185824622033321</id><published>2007-01-11T16:42:00.000Z</published><updated>2008-12-10T17:20:58.136Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>ELEGIA - Paolo Conte</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/RaZqwDuaplI/AAAAAAAAAAM/xgZIVoxXuwE/s1600-h/paolo_conte_elegia.jpg"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);font-size:130%;" &gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5018816208617252434" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/RaZqwDuaplI/AAAAAAAAAAM/xgZIVoxXuwE/s320/paolo_conte_elegia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);"&gt;SIAMO UOMINI AL TRAMONTO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;
&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;" &gt;Dovremmo esserne consapevoli, questi tempi in cui ardono le ultime braci della modernità, hanno vissuto di una progressiva separazione tra pratiche e consapevolezza. Lo sviluppo dell’era cibernetica, la dissoluzione dei &lt;/span&gt;&lt;em style="font-family: lucida grande;"&gt;solidi&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;" &gt; punti di riferimento, di una società come rigida struttura, la sostituzione della stessa con reti &lt;/span&gt;&lt;em style="font-family: lucida grande;"&gt;fluide&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;" &gt; di relazioni instabili ed effimere - non solo tra gli uomini ma tra gli uomini ed il corollario ambientale e materiale che li circonda - hanno portato ad un progressivo smarrimento dell’Uomo e della sua naturale tensione a sviluppare le facoltà umane, la creatività, o per dirla con &lt;/span&gt;&lt;em style="font-family: lucida grande;"&gt;Fromm&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;" &gt; “l’impulso alla vita”.&lt;/span&gt;

&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;"  align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;"  align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);"&gt;MUSICA, PLASTICA ED ALTRI SOTTOPRODOTTI CULTURALI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-size:130%;" &gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;"  align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);font-size:130%;" &gt;In questa progressiva divaricazione venne coinvolta anni or sono anche la musica come naturale prodotto della creatività umana e delle attitudini vitali. La composizione, la realizzazione e l’arrangiamento di opere musicali furono vittime inconsapevoli di un duplice fenomeno di progressiva alienazione: la separazione tra un uso frequente e improprio della tecnologia e la perdita di consapevolezza nell’uso stesso. La musica degli anni ’80 era già preda di ingloriose traversie e ubriaca di distorsioni plastiche e sonorità banalizzanti, tuttavia serbava ancora punti fermi, una solida base di riferimento e non era vittima dell’anomia che avrebbe caratterizzato la decade successiva, anzi piena di spunti allettanti.
Anomia e alienazione; &lt;em&gt;Georg Simmel&lt;/em&gt;, il grande maestro della Sociologia tedesca, vide molto lungo quando agli albori del 1900, indicò in questi due termini due delle malattie dell’urbana modernità. L’uomo &lt;em&gt;blasè&lt;/em&gt;, come lo definiva lui stesso, incapace di distinzione tra valori, appiattito e inerte si manifestò nella sua pienezza con un secolo di ritardo. La musica degli anni ’90, fu portata sulla strada virtuale verso il suo stesso abbandono materiale, verso un progressiva dissoluzione dei generi in un primordiale liquido inorganico, che rimuovendo ogni confine, aboliva le differenze e con esse ogni capacità seduttiva. La musica frutto della mente e del cuore dell’uomo si è progressivamente reificata ed incarnata in un prodotto omogeneizzato da offrire all’uomo, ma lontano da esso, vuotata del suo senso primigenio di espressione dell’uomo per l’Uomo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: lucida grande;" face="times new roman" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;

&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);font-size:130%;" &gt;&lt;strong&gt;BARLUMI DI LUCE, RELIQUIE E SOPRAVVISSUTI&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);font-size:85%;" &gt;Vi sono fortune e differenze – alternative - basta soffiare sulle braci morenti perché qualche scintilla si levi nell’aria blu della sera, perché il dolce suono del crepitio indugi ancora un poco alle nostre orecchie. Ci sono lavori che entro i barlumi di questa tarda notte moderna sfavillano, ristorano gl’animi musici e i nostri cuori, risplendono.
Una di queste perle plumbee, di grande eleganza, è questa &lt;em&gt;Elegia&lt;/em&gt; che Paolo Conte ci regala proprio all’avvento di una nuova epoca, forse una nuova notte e forse ancora più buia. Fuori piove, è un mondo freddo.. e allora Conte ci regala un angolo di raffinatissima suggestione, di note di luna, uno dei suoi lavori più stimati e notturni (dopo l’omonimo &lt;em&gt;Paolo Conte&lt;/em&gt; del 1986) rigorosi si, ma austeri e misteriosi, affascinanti. L’Africa non è lontana come sembra, si nasconde e sfuma tra le tinte avorio dei tasti del pianoforte a coda lunga. Le immagini corrono come in un viale d’inverno o in un cinematografo d’inizio secolo. Questa composizione intesse aromi e pregiate corde d’ogni provenienza, ridona grazia al mondo, insegue un ideale di bellezza che come ogni utopia non scende a patti col reale, è irrispettosa e caduca. Come ogni sogno, come il fuoco d’ogni ideale superato, rimane il lavoro di note suonate con sapienza, qualcosa, tra le maglie della vita e i filtri del cuore, sospeso e sollevato, superiore al tempo che scorre.
Si apre con una immaginifica introiezione, paesaggi austeri e rarefatti, parole forti sussurrate a fil di voce, questa &lt;em&gt;Elegia.&lt;/em&gt; L’omonimo componimento, accompagnato da pochi strumenti ricercati e da mani raffinate, svela un Conte raramente tanto intenso e raccolto.
&lt;em&gt;Sandwich man&lt;/em&gt;, riporta alla memoria tempi lontani e diversi, persi su carta ingiallita, riporta la mente agli albori del cortometrggio. Conte si fa abissale e immaginario in &lt;em&gt;Chissà&lt;/em&gt;, con note d’angelo descrive aperture atlantiche e le vicissitudini delle anime migranti. In &lt;em&gt;Molto lontano&lt;/em&gt; il tono si avvolge d’ombra, incupisce, e si ritrova un certo antico gusto per l’intreccio di parole, che tra le dita dell’Avvocato sembrano nate ad incastro. Poi molto altri ritratti, immobili, eterei, in grado di riportare la dimensione statica al centro di un mondo ansioso e convulso, consapevolezza nel linguaggio universale del sogno. &lt;em&gt;Bamboolah&lt;/em&gt; è il seducente ritratto dell’animo umano, del sentimento in bianco e nero che muove piano come le dita sul pianoforte. &lt;em&gt;India&lt;/em&gt;, è inebriante assemblea di profumi ed essenze, di cannella, sandalo e garofano, attraente di aperture geografiche, dell’immanenza delle cordigliere d’Asia.
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="font-family: lucida grande;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);font-size:85%;" &gt;&lt;strong&gt;FORME DI ARTIGIANATO SOPRAVVISSUTE ALL'ERA POST-FORDISTA (il cuore aiuta) &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;font-size:85%;"  &gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;font-family:times new roman;font-size:85%;"  &gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 0);"&gt;La nostalgia è un vecchio pianoforte spento, stanco e malinconico. Malinconia è l’incontro tra lo sguardo sornione e la nostalgia dei tempi passati, diciamolo Avvocato, per un attimo ha sussultato e s’è guardato alle spalle. Abisso, nostalgia fonda ed ancora più forte in questo racconto tenebro, in quest’ultima immaginifica suggestione, che lascia la vecchia e beffarda ironia a due soli brani: &lt;em&gt;Frisco&lt;/em&gt;, che non a caso è l’unico brano del disco ad essere imparentato col Jazz e con le ultime produzioni contiane, e la &lt;em&gt;Vecchia giacca nuova&lt;/em&gt;, un analisi del teatro sociale più che una canzone.
L’ultima brace intiepidisce al vento di questa nuova e buia notte, che è splendidamente onorata e dipinta dalla penna elegante di questo magnifico artigiano. Per chi non si fosse mai addentrato nella speziata bottega di Asti, questa non è la porta che mi sento di suggerire, da altre finestre si possono ammirare visuali di maggior splendore e affabilità. Come ogni opera consapevole, che vive in sé stessa, frutto di viva umanità, questa Elegia può risplendere e angosciare, far ridere e piangere e, come i lavori più appassionati, far ridiscutere i confini dell’Arte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-2537185824622033321?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/2537185824622033321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=2537185824622033321&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/2537185824622033321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/2537185824622033321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2007/01/elegia-paolo-conte.html' title='ELEGIA - Paolo Conte'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7aDESbVZ8Vs/RaZqwDuaplI/AAAAAAAAAAM/xgZIVoxXuwE/s72-c/paolo_conte_elegia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-116682985310659727</id><published>2006-11-12T12:22:00.000Z</published><updated>2007-10-06T22:03:51.712Z</updated><title type='text'>Estate pellegrina...</title><content type='html'>&lt;div style="color: rgb(51, 51, 255);" align="justify"&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:180%;"  &gt;L’idillio di salsedine e muscoli, forza e sudore ormai pervadeva i giorni assolati e peregrini passati per lande desolate. Ed il sole saliva e scendeva in continuazione e solo la brezza mitigava il tepore insistente dell’antico mare. Passeggiate arcadiche in cerca dell’idillio, ogni notte coricarsi sotto un cielo di stelle, sotto una coperta di sogni, ma il sogno pur indossando le differenti sue maschere cela sempre un desiderio solo, di trovar ciò per cui si va cercando..
Ormai le gambe stanche, le mani stanche e gli occhi stanchi più la rotta non tenevano e nemmeno il peregrinare, nemmeno la sabbia che il biondo vento del sud portava ai nostri occhi ci scuoteva più e i meriggi immersi nella macchia mediterranea e nelle tamerici ci rendevano saporiti come antichi pellegrini ora pronti allo spiedo.
Ma una notte nel tempo perduto solo il silenzio dell’incanto rimase a farci compagnia. Il mattino giunse gonfio di foschia e negli stenti della fame ci trovammo dispersi nel mare su uno zattero di legni, e suoni di sirtaki ad accompagnarci, danze popolari delle terre perdute, lontane ormai all’orizzonte. Frutti dolci e acini d’uva croccanti di cui ingozzarsi ristorarono le nostre incredule anime ormai salpate e non aveva più senso chiedersi se si era vecchi o giovani, costretti o liberi in quelle vesti e in quei ruoli, non aveva senso farlo li, davanti al benevolente Mediterraneo. Mediterraneo, come le delusioni che si inzuppano d’acqua salata, come i pensieri che evaporano lentamente, come noi, ormai trascese le nostre membra, nulla più che acqua e sabbia al cospetto del mare. Un giorno dalle stesse acque emerse un viandante dorato dalle ittiche forme pieno di erbe e pietre marine, e dopo essersi arenato al sole con noi, dopo giorni di totale mineralità, mi si rivolse con tono abissale chiedendo..Perché non portasti all’avvento del tuo pregrinare con te i tuoi sentimenti? Come la neve risponde al sole io risposi lui dicendo.. provai a mettere i miei sentimenti in una piccola scatola per portarli con me, ma essi non avevano confine e fu difficoltoso, così preferii disperderli nelle acque del mare… mentre tutto ciò accadeva suonavano leggiadre e quasi evanescenti come flebile brezza le dolci armonie di Demis Roussos.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-116682985310659727?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/116682985310659727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=116682985310659727&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116682985310659727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116682985310659727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/06/estate-pellegrina.html' title='Estate pellegrina...'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-180186136254378316</id><published>2006-11-11T22:54:00.000Z</published><updated>2007-01-18T22:22:37.933Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>SINTOMI &amp; CAUSE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 102);font-family:times new roman;font-size:180%;"  &gt;La critica al paradigma industriale muove nella maggioranza dei casi a partire dai negativi effetti dell'inquinamento. L’agricoltura di oggi, intensiva e industriale, non ha ricevuto, e non riceve, trattamento diverso: le critiche rivoltegli vertono nella maggior parte dei casi sull’uso dissennato di prodotti chimici e idrocarburi. Non c’è di che stupirsi; basterebbe sfogliare un qualsiasi manuale tecnico e prendere nota dei quantitativi di sostanze di sintesi che vengono consigliati per ottenere “rese soddisfacenti”. I dati riportati sono talora scandalosi e lo sarebbero anche agli occhi di un individuo poco esperto. Chi, come me, ha sempre risieduto in campagna e ha avuto modo di conoscere altri ritmi e altri metodi di coltivazione, un’agricoltura a “bassa intensità”, non può che rimanere sconcertato alla lettura di un odierno manuale “tecnico”, che suggerisce la somministrazione di tonnellate di prodotti di sintesi per ettaro. Fortunatamente la vecchia generazione di agronomi, periti agrari ed agrotecnici, sta lentamente rivedendo le proprie posizioni, alla luce dei numerosi effetti negativi che questa agricoltura produttivistica ha attirato anche sulle sue stesse fonti. Nonostante ciò,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 102);"&gt; il paradigma industriale a tutt’oggi conta un alto numero di seguaci e discepoli che, con buona probabilità, non osservano la realtà e attendono che la storia renda ancor più evidenti i deleterei effetti già palesi. I diserbanti, i concimi di derivazione chimica, gli anticrittogamici, gli acaricidi, sono solo alcune delle molte sostanze che agli occhi del moderno agricoltore appaiono insostituibili. Basti pensare ai concimi azotati che oltre ad inquinare le acque di falda rendendole inabitabili e tossiche, hanno comprovati effetti negativi anche sull’ozono atmosferico. Una delle più recenti ricerche riguardo l'uso di composti azotati in ambito agricolo, a previsto nel decennio 2010/2020 un aumento nell’impiego di concimi azotati del 1000% (Leone, 2002) e questa misura rende chiara la necessità di rivedere i paradigmi dell’agricoltura. Un’agricoltura che all’alba del nuovo millennio inquina quanto e in certi casi più dell’industria e lo fa in maniera perversa avvelenando le basi vitali su cui si fonda, svilendo la natura e annichilendo il suo stesso cuore.
Un primo problema nasce dalla storia e dalla tradizione della medicina occidentale che ha sempre preferito risparmiarsi al dolore provvedendo direttamente alla sua eliminazione. Va ricordato che il dolore è un &lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;em&gt;sintomo&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;e non una &lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;causa&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, l’eliminazione del dolore non ha nessun risvolto diretto sulla causa generante, sul motivo che lo determina, in parole semplici eliminare il dolore non significa essere guariti, ma solo &lt;em&gt;sentirsi&lt;/em&gt; meglio. Gli americani - come notava sarcasticamente Marcello Parisini in un recente convegno sulle fisiopatie vegetali - sono soliti risolvere i loro problemi eliminando i sintomi e non intervenendo sulle cause cosicché colorano i prati di verde brillante quando l’erba ingiallisce. Questo esempio estremo serve solo a comprendere meglio la parziale utilità di interventi sui sintomi e a sottolineare come, anche in agricoltura, intervenire sugli effetti evidenti sia la regola e non l’eccezione. Le sostanze chimiche utilizzate in agricoltura sono state sino a qualche decennio fa adoperate per evitare il manifestarsi di sintomi che avrebbero compromesso le rese o la loro vendibilità. Si è sempre attribuita maggiore importanza all’eliminazione visiva dei sintomi e non si è mai posto peso all’analisi e al controllo delle cause. Molti trattamenti chimici di protezione delle piante da patogeni potrebbero essere oggi banalmente evitati se, tramite adeguati mezzi agronomici, fossero poste a controllo le cause delle patologie. Un esempio valga per tutti: la &lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);"&gt;piralide del mais&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Su questo approccio preventivo puntano oggi le nuove correnti dell’agricoltura sostenibile che vorrebbero riattualizzare certi vecchi interventi agronomici, come le rotazioni, gli avvicendamenti e le consociazioni che possono ridimensionare gli stress a carico del terreno, l’esposizione ai patogeni e introdurre una regolazione naturale degli organismi patogeni. In altro riguardo, se un azienda agricola venisse gestita in modo più rispettoso e razionale le piante godrebbero, già per queste cautele, di un miglior stato di salute, necessiterebbero di meno cure e minore introduzione di energia ausiliaria da parte dell’uomo. Il maggiore spazio che tali tendenze stanno guadagnando, grazie ad un maggior riconoscimento da parte della società e di una revisione del percorso formativo dei tecnici in atto nei paesi più sensibili, lasciano spazio alla speranza che questo approccio erroneo, che identifica nei sintomi il male da curare, venga lentamente ma progressivamente abbandonato.
La seconda questione offre maggiori ambiguità e non pare di altrettanto facile risoluzione. Il dilemma è intrinseco all'agricoltore stesso, che dimentica il proprio ruolo, la sua etica di lavoro, il suo compito di &lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;illuminato giardiniere&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; (Turri, 1998), dimentica facilmente le cautele consigliate dall’esperienza di molti lunghi anni, dimentica in nome di maggiori guadagni a breve termine e di una maggiore garanzia nell’ottenimento di prodotti. L’estrema specializzazione a cui oggi gli agricoltori sono costretti riduce la capacità di sguardo globale sul proprio operato, così il vivaista coltiva solo fiori in serra, l’ortolano fa solo pomodori, il frutticoltore solo mele per lo più della stessa varietà. Questo processo conduce ad un illusione, porta a giocare una personale partita con il mercato, a ridefinire la produzione come una questione meramente privata che deve rimanere entro i limiti del proprio giardino, a non considerare i plausibili effetti indiretti e le ricadute sul sistema e sul territorio circostante. Come già asserito, l’inquinamento incosciente ad opera delle attività agricole non è solo una questione di alienata ripetizione della stessa coltura nel medesimo luogo, ma anche e soprattutto un problema deontologico e, più largamente, etico. Mi trovo spesso a ripetere che nell’attuale sistema economico, che vede il settore primario relegato ad un ruolo di marginalità, l’agricoltore si fa portatore di una missione, una scelta vocazionale non dissimile da quella del sacerdote o del volontario. I guadagni offerti oggi dall’agricoltura sono largamente insufficienti alla vita degli agricoltori, la maggior parte dei sistemi agricoli perirebbe senza l’aiuto delle sovvenzioni istituzionali. E’ bene ricordare un dato eloquente: la spesa per l’agricoltura dell’Unione Europea rappresenta metà dell’intero bilancio economico comunitario, in altre parole la metà dei soldi che l’Europa investe sono destinati alla sovvenzione di attività agricole. Questo dato sbalorditivo – per dirla con Marx - dichiara ufficialmente aperto il declino dell’attuale modo di produzione basato sulla quantità e sull’omogeneizzazione e apre le porte a nuove soluzioni. I soggetti che vogliano intraprendere una attività in agricoltura all’attuale stato dell’arte dovranno essere sospinti da un forte impeto di passione, se non da una vera e propria vocazione; oggi l’agricoltore svolge un lavoro impegnativo, responsabilizzante e non remunerativo che può essere sostenuto solo da un nuovo approccio alla pratica agricola più cosciente e romantico, orientato, direbbe Fromm, all’&lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Essere&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; e non più all’&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;em&gt;Avere&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-180186136254378316?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/180186136254378316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=180186136254378316&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/180186136254378316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/180186136254378316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/11/sintomi-cause.html' title='SINTOMI &amp; CAUSE'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-116683127297292597</id><published>2006-09-12T23:41:00.000Z</published><updated>2007-01-13T08:58:12.705Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stagioni'/><title type='text'>Riflessioni di settembre..</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#6666cc;"&gt;Il mare in fondo all’estate è di gusto agrodolce, non è una replica.
Guardare l’estate finire da questa cala, è cosa diversa, è un dolce desiderio che brucia l’anima; tra gli umori tropicali e le onde del sogno, tra la tensione della vivida e fredda stagione che incombe e la pacata clemenza delle immagini che sono negli occhi, si crea e sospira un lieve contrasto interiore. Starsene così, abbandonati sulla sabbia bianca, cullati dal corposo e morbido mareggiare, all'udire e nello spirito, sempre più forte, più ipnotico. Annegare nel profumo della macchia selvatica, che insaporisce e spezia l’aria ambra della sera, seguire il flutto di una vela perduta nell’azzurro, con le membra distese, nel tramonto e poi oltre; sino a ridestarsi subito in leggera tensione, al pensiero della bella e calda stagione che svilisce, lasciando spazio all’inverno, alle ombre e ai dissapori. Mentre il sole intiepidisce lento nell’umida marea serale e porta con se il brulicare insistente delle cicale, appoggiato alla veranda, con le braccia nude piegate sul grinzoso e profumato davanzale, guardo la foresta lentamente abbandonarsi alle ombre, riempirsi di antri bui, dei riflessi metallici profusi dalla luna e resi cangianti dall’acqua; umidità che ravviva nell’aria la fragranza delle cortecce marine.
I miei pensieri vacillano, nascono e si posano quasi d’incanto, cascano come pinoli, tra gli aghi e la terra dell’ampio campeggio; pensieri svogliati, ombrosi, in penombra essi stessi. Lasciar vivere il tempo che scorre, o trattenerlo volutamente? Abbandonarsi ignari della propria meta o ridestarsi dai propri lidi estivi? I soliti acri interrogativi affollano e affondano la mia mente. Tuttavia, davanti ad una nuova alba e alla benevolente acqua marina, naufragare non è poi così male e si rimane volentieri, ancora per una mezzora, incantati a contemplare un orizzonte che non ha vita, se non di movimenti lievi e prosaici, a interrogare una linea di sabbia che non ha risposte, se non quelle che noi stessi vorremo ascoltare, inebriati ad annusare il profumo della sera, che vorremmo fosse il profumo delle nostre vite, ad ascoltare il mare, illudendosi vi sia là, sul fondale, un canto di sirena.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-116683127297292597?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/116683127297292597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=116683127297292597&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116683127297292597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116683127297292597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/09/riflessioni-di-settembre.html' title='Riflessioni di settembre..'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-5539063451473347881</id><published>2006-07-11T23:50:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:01:43.457Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>Urbano &amp; Rurale: la dicotomia nell'opera di Neil Yong</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;Troppo spesso mi capita di sentir dire che la grandezza, la statura, il prestigio di Neil Young, trovano fondamento nelle sue opere per così dire “elettriche” piuttosto che in quelle “acustiche”, che la sua genialità e la sua vera essenza compositiva abbiano espresso il meglio negli Album più rock come &lt;em&gt;Tonight Is The Night, Zuma, Rust Never Sleeps o Sleep With Angels&lt;/em&gt;. D’altro canto non concordo nemmeno con coloro che sostengono Neil Young come esclusivo cantore bucolico. Mi pare necessario sottolineare come entrambe queste chiavi di lettura siano integrali ed estreme, e offrano perciò uno sguardo riduttivo verso un’opera che è invece complessa e multiforme. Neil Young è uno di quei grandi cantautori che hanno saputo sviluppare la propria musica in funzione dell’esperienza, dei propri stati d’animo, del proprio cammino, l’opera di Young non può mai essere compresa e vissuta se non come specchio dell’esistenza stessa dell’Autore. Album come il succitato &lt;em&gt;Tonight Is The Night, On the Beach&lt;/em&gt; e&lt;em&gt; Harvest&lt;/em&gt;, non avrebbero tale valore se non fossero direttamente riconducibili ai tormenti e alle traversie affrontate da Neil negli stessi anni in cui vennero composti. Quest’anima complessa ha una radice comune e molte fronde, non è dunque scomponibile in due gruppi perfettamente distinti, in due filoni, ne dal punto di vista stilistico, tanto meno da quello tematico. Semmai bisogna notare comel’opera Younghiana sia un unicuum inscindibile , come il valore dell’animo cupo e angosciato risieda nel contrasto con i toni smorzati le sfumature adoperate nel dipingere la campagna, la solitudine contemplativa e mai vuota. Le suggestioni di &lt;em&gt;Thonight Is The Night&lt;/em&gt; o&lt;em&gt; Sleep With Angels&lt;/em&gt;, sono uniche e irriproducibili proprio in virtù della complessa personalità che le ha date alla luce, l’opera viene trascesa nell’inseguimento di quell’anima inquieta; ecco cosa rende affascinante l’opera di Neil, la sua stessa personalità capace di spiazzare e svelare ogni volta un tratto d’animo prima in ombra, di passare dagli sgomenti interiori di &lt;em&gt;On the Beach&lt;/em&gt;, all’amore cantato in modo semplice e sfacciato di &lt;em&gt;Silver &amp;amp; Gold&lt;/em&gt;, dalle tematiche più acri della droga, della morte, della perdita a quelle del bel paesaggio frondoso, dell’infanzia incantata, dalle chitarre distorte fino all’eccesso ai suoni puliti di Comes a Time, da destra a sinistra, da urbano a rurale, da un esistenza ad un'altra. Non è un caso che gli album che mettono maggiore accordo tra i seguaci, così pure tra i detrattori, siano quelli in cui lo spirito duplice si manifesta in tutta la sua eterogeneità, portando alla luce la comune radice di frutti così disparati, si pensi tra i tanti ad &lt;em&gt;After the Gold Rush, Harvest, Rust Never Sleeps&lt;/em&gt;, che conciliano in loro le timide suggestioni del loner, dell’uomo in disparte, perso in se stesso e le lunghe cavalcate elettriche, cariche di volta in volta di pathos e rabbia, grinta e tensione emotiva, di forza e smarrimento. I dischi e le storie di Neil Young tracciano sentieri alla ricerca dell’Assoluto, dei principi primi, di valori che, per dirla con Rosseau, “&lt;em&gt;attengono alla umana natura&lt;/em&gt;”, alla primigenia e libera semplicità. Ecco allora perché quello spirito inquieto ci affascina sì tanto: ridà al nostro cuore asciutto, quella vena di sangue, quel senso di vera Libertà che si trova nella ricerca, nel dubbio, nel divenire. Neil cavalca a fondo il bisogno dell’Assoluto, che si trova nella massima naturalità, nell’assenza di sovrastrutture, nella sua semplice complessità di novello cavaliere impegnato in una battaglia contro i mulini a vento, che lo appaga, un po’ stoicamente, solo per il fatto di poter essere combattuta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-5539063451473347881?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/5539063451473347881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=5539063451473347881&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/5539063451473347881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/5539063451473347881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/07/urbano-rurale-la-dicotomia-nellopera-di.html' title='Urbano &amp; Rurale: la dicotomia nell&apos;opera di Neil Yong'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114643429182672937</id><published>2006-05-31T12:55:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:02:39.870Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Musica, Trascendenza ,Religione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc66;"&gt;Tentare di sondare un argomento così ambiguo e fascinoso, equivale ad indagare le più remote sinuosità della mente umana, toccare le corde del profondo animo nostro. Musica e religione sono connettibili? Ed in che modo lo sono? Supponendo della sua esistenza, l'indissolubile &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffcc66;"&gt;correlazione fra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="Musica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;musica&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="Religione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Religione"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;religione&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; potrebe essere dovuta alla fortissima valenza simbolica attribuita da sempre al &lt;/span&gt;&lt;a title="Suono" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suono"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;suono&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; inteso originariamente nel senso strettamente fonetico del termine. Suoni e parole diventano quindi simboli (dal greco súmbolon, “unire”) in grado di mettere in contatto immanente con trascendente, in grado soprattutto di superare il concetto neumenico che prevede l’inevitabile rottura tra ciò che esiste, nella totalità dell’essenza, e ciò che si conosce.
La musica in più rispetto al suono, possiede la ricerca dell’equilibrio e di conseguenza del sublime Kantiano inteso in termini assoluti. La musica è quindi bellezza divina, la musica è Tob (dall'ebraico) parola che sintetizza i concetti di bellezza assoluta in senso estetico e bontà assoluta in senso morale. E' armonia e fuoco stesso d'ogni Utopia. La bellezza della musica gode inoltre della “incorruttibilità” estetica nella dimensione temporale proprio come la &lt;/span&gt;&lt;a title="Divinità" href="http://it.wikipedia.org/wiki/DivinitÃ"&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;divinità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;, e come la divinità può influenzare invisibilmente la vita di ogni uomo. La musica è, ancora, &lt;/span&gt;&lt;a title="Energia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;energia&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; e quindi simbolo di &lt;/span&gt;&lt;a title="Vita" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vita"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;vita&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; essa è esclusivamente in continuo divenire.
La musica rinchiude i tre elementi fondamentali dell’esistenza umana che sono: la fisicità, rappresentata dal &lt;/span&gt;&lt;a title="Ritmo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ritmo"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;ritmo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; ovvero la pulsazione intesa come battito cardiaco, ma anche come pulsione istintuale; la spiritualità, rappresentata dall’aspetto &lt;/span&gt;&lt;a title="Melodia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melodia"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;melodico&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; inteso come anelito verso il trascendente e il divino e come tensione attraverso lo spazio - tempo; l’aspetto &lt;/span&gt;&lt;a title="Armonia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Armonia"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;em&gt;armonico&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt; si può invece intendere come la ratio nella percezione del rapporto di equilibrio fra più elementi, ma il concetto di armonia si può anche estendere al senso pitagorico dell’ armonia delle sfere in cui la musica, nei suoi rapporti armonici, è la proiezione diretta di ogni elemento del cosmo uomo compreso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114643429182672937?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114643429182672937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114643429182672937&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114643429182672937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114643429182672937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/05/musica-trascendenza-religione.html' title='Musica, Trascendenza ,Religione'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-125018242950542549</id><published>2006-05-10T00:06:00.000Z</published><updated>2007-01-13T16:40:54.245Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Anche l'agricoltura vuole i suoi Profeti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#ff9966;"&gt;I profeti, usando le parole di Giorgio DeCapitani, “&lt;em&gt;sono pochi, mal sopportati e capaci di sviscerare quelle verità che rompono lo status quo e generano una diffusa insofferenza negli individui&lt;/em&gt;”. Tuttavia, è oggi più che mai necessaria la forza e la volontà di fare nuove proposte a lungo termine e di seguire i pochi, buoni e eretici esempi di alcuni oppositori del paradigma post-industriale o, per dirla con Pierre Bordieu, del &lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;pensiero unico&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Mai come oggi s’è avuto bisogno delle intrepide lotte di Alce Nero e Gino Girolomoni, dei preziosi esempi di Pierangelo Comi e Giancarlo Colombo o di chiunque abbia esperito modelli di produzione - e di vita - alternativi al modello unico. Gli agricoltori dell'ultimo secolo hanno aderito, non incolpevoli e senza porre resistenza, al nuovo meccanismo dell’industrializzazione agricola, ma non per questo tutte le colpe devono gravare sulle loro spalle. Il problema andrebbe piuttosto riformulato a più ampio raggio, non eludendo le responsabilità di un modello sociale, dove nulla conta se non ha valore economico. Ad uno sguardo più attento, la situazione fa emergere tutte le responsabilità di un sistema economico e sociale che non ha permesso all’agricoltura di svilupparsi, guadagnare il giusto spazio e operare adeguatamente, non ha concesso ai suoi attori il riconoscimento del ruolo di &lt;em&gt;illuminati giardinieri&lt;/em&gt; (Turri, 1998).
Il rapporto tra uomo e natura attualmente non è logoro, ma trascurato, relegato al dimenticatoio e nessuno si sognerebbe di dare valore utilitaristico ad una professione che si occupi di natura e gestione del territorio. Lo dimostra la crescente tendenza a comportamenti irresponsabili perpetrati nei confronti del bene ambientale, come l’abbandono dei rifiuti lungo le strade e nei luoghi di vita, la creazione di discariche abusive a cielo aperto; atteggiamenti di totale insensibilità che dopo due millenni di storia della civiltà umana dovrebbero almeno destare una forte e diffusa indignazione. La progressiva divaricazione tra le pratiche e la teoria, tra le azioni e le motivazioni ad esse soggiacenti, tra le mosse e la riflessione, la crescente mancanza del &lt;em&gt;feed-back&lt;/em&gt; positivo che aveva sempre regolato l'agire sulla base dell'esperienza,  hanno ridotto l’agricoltura alla fredda applicazione di formule matematiche e determinato un erosione della carica vitale che in misura positiva e negativa caratterizzava la vita dei campi. Lo dimostrano le formule di concimazione che calcolano i quantitativi di concimi da applicare alle coltivazioni, lo dimostrano le monocolture, lo dimostrano gli interventi programmati di diserbo. L’uomo ha smesso di guardare alla terra credendo che la meccanica e la cibernetica - la dimensione &lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;inorganica&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; - potessero prendere il suo posto anche nei campi e tra i filari di alberi, l’agricoltore di oggi ha smesso di osservare e imparare dalla natura, la sua attività è un’attività di prevalente gestione e controllo della dimensione inorganica, le macchine mediano il rapporto tra gli esseri viventi e, se in altri casi mai lo fosse, questa non è una soluzione ammissibile in agricoltura e rappresenta un campo scivoloso a cui approcciare con cautela.
Il contadino di un secolo fa, agiva in virtù della propria conoscenza della terra, conosceva i ritmi e le forme delle stagioni come le proprie tasche, agiva e lo faceva senza i coadiuvanti, senza immettere altre energie, in un precostituito sistema vivente. Molti sottolineeranno che le produzioni di un secolo fa sono risibili rispetto a quelle odierne, che molti di noi oggi morirebbero di fame se l’agricoltura fosse così poco produttiva ed io non posso che dare ragione a costoro. Del resto la questione di fondo disvela tutta la sua problematicità proprio a partire dalla triste constatazione di Konrad Lorenz (1988) che &lt;em&gt;la terra non può reggere un tale ritmo di produzione&lt;/em&gt;.
Le istituzioni della modernità solida, le tradizionali forme di controllo e promozione, si logorano ogni giorno di più in una stentata e affannosa rincorsa alle forze del mondo globale, che sono ovunque ed in nessun luogo, che dominano il mercato e spostano interessi incuranti dei limiti geografici, politici, legali, culturali e sociali. Alla stessa stregua è ridotta oggi la natura, sfruttata e piegata ai voleri della produzione, sovralimentata e sovraccaricata da modalità che rasentano spesso il suicidio della specie. Ulrich Beck nel suo libro più importante, “&lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;La società del rischio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”, ribadiva che il potere auto-rigenerante insito nella natura, che aveva assicurato la vita di tutti gli esseri viventi sino a qualche decennio or sono è in questi anni messo a dura prova, alla natura è chiesto di superarsi, alla natura si vogliono cambiare i connotati e questo avvicina il rischio della catastrofe ecologica. Il sistema naturale basato sulla luce solare e sulle sue manifestazioni indirette (energia idroelettrica, eolica, ecc.) non può certo riadattare le proprie misure al ritmo dell’uomo che attualmente richiede un’energia infinite volte superiore a quella prodotta dal sole. Un sistema sovraccaricato è un sistema che va incontro ad un rapido deterioramento, come il motore di un’autovettura mantenuto per lungo tempo fuori giri, velocemente la natura è destinata a scoppiare, a lasciare a piedi l’incauto conducente. Quest’ultima affermazione, che ha un puro scopo esemplificativo, contiene in sé qualcosa di profondamente sbagliato, una concezione fortemente deleteria quanto ben radicata nella nostra cultura occidentale, ovvero la supremazia dell’uomo sul mondo. L’idea che l’uomo potesse esercitare un dominio sulla natura non è recente e trova origine nel momento in cui l’uomo provò coscienza di sé e nell’esperire sé stesso delineò la differenza tra lui ed il resto dei viventi sulla terra. Idea questa, che ha avuto modo di rafforzarsi soprattutto negli ultimi due secoli di storia, alla luce dei successi di scienza e tecnica e della conseguente nascita nell’uomo di un senso di sicurezza legato al progresso e al fatto di poter avere l’illusione dell’assoluto controllo, l’idea di sapere perfettamente dove si stava andando e avere chiari obiettivi per il futuro. L’uomo di oggi perde solo poco dell’inguaribile ottimismo accumulato negli ultimi secoli, non presagisce sventura negli anni che verranno, inquina, spreca, sciupa, totalmente incurante che gli effetti delle proprie azioni possa un giorno ricadere su sé stesso e sulle sue proprietà. Usando ancora una volta le parole di Fromm si sta palesando una nuova e autoreferenziale religione, il &lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;culto della tecnica&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. L’uomo è disposto a credere, tramite il proprio ingegno, di fare danni e ripararli infinite volte, di affrancarsi dai suoi limiti senza conseguenze. L'uomo di oggi esprime se stesso nei suoi strumenti, utilizza le auto come estensione del proprio Io, trova nelle doti dell’auto o di quel che consuma le proprie doti, esprime attraverso strumenti banalizzanti la propria potenza. L’uomo d’oggi vive nella parziale illusione che scienza e tecnica possano garantirgli un artificiale paradiso in terra, un inalienabile accesso alla felicità, la liberazione definitiva dalla fatica e dalla penuria e la difesa da ogni sorta di negatività e male. La prospettiva di lungo termine pare invece meno brillante, continuando di questo passo le macchine prenderanno presto il posto di un uomo sempre più alienato e relegato e gli effetti negativi autoprodotti ne firmeranno la condanna a morte. "&lt;em&gt;L’uomo potrebbe essere avvelenato e decimato dalle sue stesse mani&lt;/em&gt;" scriveva nel 1978 Konrad Lorenz. Da queste ultime parole di Lorenz un'unica questione emerge forte e chiara, si necessita di rivedere la propria posizione per il futuro, riconsiderare il modo di evolvere, l’avanzata della civiltà umana. Da queste riflessioni sparse emerge però un dato univoco, si ottiene un solo risultato: la necessità di cambiare rotta. Morta l’inutile fede nella tecnica, all’uomo toccherà riconsiderare e riequilibrare il proprio modo di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;essere&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; al mondo ed impostare progetti di lungo termine, che rivedano i modelli di sviluppo presenti, svincolandoli dal gravoso peso del dover &lt;em&gt;&lt;strong&gt;avere&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, ottenere, massimizzare e dalla viziosa catena del consumismo frenetico basato sul &lt;em&gt;&lt;span style="color:#c0c0c0;"&gt;capriccio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; ed unica soluzione ad un vuoto endemico, ad un profondo ma inconfessato disagio sociale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-125018242950542549?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/125018242950542549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=125018242950542549&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/125018242950542549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/125018242950542549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/11/i-profeti-usando-le-parole-di-don.html' title='Anche l&apos;agricoltura vuole i suoi Profeti'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-116682773122864301</id><published>2006-04-20T22:36:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:04:48.251Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stagioni'/><title type='text'>Mazzin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#ff9900;"&gt;Quelle sere, si usciva dall’albergo nel silenzio delle valle, solo alte vette sopra di noi ad orlare il cielo. Non so descrivere la magia e l’intimità di quei luoghi montani e di quei momenti, solo il profumo delle alpi è mio ricordo, il rumore del fiume scorrere, non altro. Come ai primi movimenti di un sentimento, le parole lassù acquisivano un’eco, rimbombavano, dilatavano la loro portata, il loro significato, andavano oltre; parole elegiache e sole, belle solamente a pronunciarle. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#ff9900;"&gt;Trascorrevamo spesso il buio su panche di legno, al limitare delle pinete, ora tirando sassi in un lavatoio, ora ripercorrendo la strada quotidiana. I chilometri rotolavano veloci sotto i nostri cerchi, tanto nei mattini freschi, quanto nei pomeriggi assolati; talvolta ci sorprendevano grandi nubi gonfie d’acqua e malinconia, e le risalite si facevano più faticose e le planate più infìde. Rovistando tra i ricordi c’era anche una chitarra, sino in cima ai boschi la ricordo accompagnare falò improvvisati. E mentre bruciavano vecchie scope rubate qua e la’, bruciavano con loro i nostri pensieri, le nostre amarezze, l'anima della montagna rimaneva nuda nel suo splendente e notturno fascino. Altere giornate passate a trastullarci con gli accordi di Neil Young, a rendere estati come inverni. La musica di Neil Young può far perdere la sicura strada del ritorno, può far perdere le tracce di noi, farci ammalare di una malattia dolce quanto insidiosa. Le notturne ballate non covavano solo riflessioni bucoliche, ma ombre lunghe nella notte e la brace amara del mattino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:180%;color:#ff9900;"&gt;Per le strade di quel paesino spesso potevo vedere la sagoma fuggevole di Neil Young vegliare su di noi, calare con la sera su balconi di legni e semplici pietre, a volte riparato dietro la fermata della corriera, a volte seduto su di una staccionata, altre coricato ad ascoltare una fontana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-116682773122864301?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/116682773122864301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=116682773122864301&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116682773122864301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/116682773122864301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/12/mazzin.html' title='Mazzin'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114077552535054789</id><published>2006-03-24T09:46:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:05:14.272Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>Ricordo inutile.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Quale miglior modo di cominciare la giornata che con un articolo di Gianni Clerici? &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Vedete, quando eravamo tutti più giovani di adesso, lo scrivente alzava all'alba, sciaquava il viso, infilava una maglietta fresca e se ne andava correndo per gli 11 ettari del suo parco. Verso le 7 era poi solito recarsi presso la locale edicola ad acquistare alternativamente La Gazzetta o Repubblica, a seconda del gusto e dell'opinione che più interessava. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Per chi non è aduso alle tradizioni del tennis, spieghiamo che su questi giornali, durante i tornei più prestigiosi, scrivono le due colonne giornalistiche del tennis italiano Gianni Clerici e Rino Tommasi. Il primo dallo stile romanzato e aulico, il secondo dallo stile telegrafico e sillogico. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Quel mattino scelsi l'ironia e la raffinatezza di Gianni Clerici di cui voglio darvi un saggio, che ritrovo miracolosamente oggi in uno stralcio di Repubblica sopravvissuto e nascosto al tempo..&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Si sta parlando di Silvia Farina e della sua partita nel torneo di Canberra. Sul match point Silvia fa punto ma... &lt;/span&gt;

&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff9966;"&gt;L'arbitro, tale John Blom, sta per annunziare la vittoria della nostra signora, quando la Suarez, furibonda, gli si avventa.Al termine di una discussione che l'inviato della Associated Press definisce "molto vivace", il giudice di sedia decide di cambiare idea, e assegna il punto all'argentina. E' la volta di Silvia, a far valere le sue buone ragioni. Ma, non riuscendoci, da quella bocca per solito dolcissima ecco uscire una parola inattesa, qualcosa mai sentita su un campo australiano:
"asshole".Come tradurre? Non vorrei cadere nel turpiloquio, e mi limito a tradurre "pertugio posteriore", ricordando che, nel nostro paese, in casi analoghi, noi privilegiamo la parte anteriore del corpo umano. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ff6600;"&gt;Questa è antropologia del linguaggio..&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff9966;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114077552535054789?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114077552535054789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114077552535054789&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114077552535054789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114077552535054789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/06/ricordo-inutile.html' title='Ricordo inutile.'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-113744719597847595</id><published>2006-02-15T21:06:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:05:34.762Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>Praire wind...trilogia? (Neil Young)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ff6600;"&gt;Ormai il vecchio Neil d'abitudine sforna un album tecnicamente perfetto ogni 4-6 anni… Con questo "Prairie Wind" (vento della prateria) la missione è ricucire un ipotetico rapporto con "Harvest" ed il sequel "Harvest Moon"… in queste poche righe mi chiedo se, come molti sostengono, questo album segni la chiusura della trilogia, o piuttosto rappresenti un mattone per una tetra-pentalogia.
Lasciato il registro squisitamente country di "Silver&amp;Gold", Neil nel suo anno più sventurato, cerca comunque pace e conforto nel retroscena bucolico. "Prairie Wind" raccoglie dieci pezzi che non presentano molte novità e proprio per questo sono di altissimo livello. Young, infatti, appartiene a quell'elite di autori che ha la licenza all'autocitazione raffinata, così mi piace definire coloro che, avendo prodotto uno stile, detenendo la paternità di un idea, avendo raggiunto un livello ineguagliabile, possono fare riferimento costante nel tempo a quell'idea rielaborandola e riproponendola con il gusto successivo. La differenza in questi casi la fanno proprio il gusto e l'eleganza con cui questi autori si chiamano in causa; nel caso di Neil Young la citazione di sé è costantemente elegante, lasciata alle sfumature tanto nei testi quanto nei suoni.
Osserviamo meglio la trilogia proprio partendo dal capostipite: "Harvest" è una pietra miliare, ha un fascino dettato dal tempo. Il suono quasi al vinile, la registrazione imperfetta, analogica, i pesanti arrangiamenti di Jack Nietschze, lo rendono inegualiabile… Uno dei dieci album migliori della storia del Rock secondo alcuni. Non si può certo ridurre il fascino dell'opera alla sola età, 30 anni sono necessari ma non sufficienti a rendere il senso della distanza e quindi del fascino, molto va riconosciuto alla cripticità che caratterizzava i testi di "Harvest", erano chiusi, enigmatici e contribuivano nella costruzione di immagini vaghe e accattivanti che hanno fatto la fortuna di quell'opera. Nei suoi album bucolici Neil ha adoperato testi via via più distesi, volendo più semplici ed adeguati agli scenari dei quali essi narrano, perdendo parzialmente quel contrasto e quel cupo fascino, che permisero a quel disco di ammagliarci.In definitiva ricucendo queste brevi annotazioni si hanno un metro ed una misura per definire meglio questo nuovo "Prairie Wind", che è ancora troppo vicino per esprimere fascino nonostante raccolga la semplice complessità, il talento e la libera ispirazione che negli anni sono divenute effigie del nostro.
Parlando della seconda parte della trilogia, il bel "Harvest Moon", le differenze con "Prairie Wind" si trovano tutte nell’ambientazione, vengono lasciati i suoni notturni e patinati (forse troppo..), i riflessi lunari, i grilli e le lucciole, per correre nella prateria spazzata dal vento, reincontrando le tinte e i toni western à la "Harvest" (come in "No Wonder", "Prairie Wind", "Far from Home"), sentendo dopo molti anni cori maschili e femminili insieme ornati dalla Steel guitar di "Ben Keith" (troppa?).
Il disco si apre con "The Painter" (La pittrice) canzone venata di Soul (il Soul sfuma anche altri pezzi del disco fino a divenire Gospel nella conclusiva "When God Made Me") canzone che associa la musica ad una forma d’arte diversa come la pittura nella quale Young sembra trasporre la sua vita e la sua opera in quella della pittrice narrata… l’una ferma le sensazioni in colori, l’altro le emozioni nelle proprie note; quasi in modo autobiografico, la pittrice che Neil descrive “lavora per due, con passione, cade e si rialza ancora, seguendo la propria ispirazione..”. Questa melodia, ed assieme le parole, "green to green…yellow to yellow in the light, black to black when the evenings come, blue to blue through the night…" ci accompagnano al crepuscolo, romanticamente cariche di pathos e allo stesso tempo leggere nel conforto idilliaco.Seconda traccia è "No Wonder", dove il vento della prateria riporta alla mente di Young i giorni dell’11 settembre, riflessione lasciata a metà nel disco "Are You Passionate?". A proposito di citazioni colte, in questa canzone gli ascoltatori più scaltri avranno rintracciato moltissimi rimandi younghiani ai lavori precedenti. La citazione malandrina contenuta in "This Old Guitar" invece riecheggia nemmeno troppo velatamente il riff proprio di "Harvest Moon".Il disco contiene poi alcune ballate dolci ed intime e alcuni omaggi al ricordo tra i quali "He Was The King" (a Elvis) e la già citata "This Old Guitar" (ad Hank Williams). E’ proprio questo il leit motiv del disco, il filo rosso che ricuce ogni orma sulla carreccia: ogni traccia sembra il tentativo di fermare qualche cosa della vita, le fuggevoli emozioni o i sentimenti.Ogni disco di Neil Young è in qualche modo imperniato attorno ad una idea dominante; nella vasta geografia Younghiana solo "Greendale" è un vero concept-album, ma innegabilmente, producendosi in una interpretazione estensiva, sono tali anche "Tonight Is The Night", dove ogni pezzo ruota attorno al tema della sofferenza, "Zuma" e "Broken Arrow", che raccontano la cultura e le atmosfere degli indiani d’america, "Old Ways", dipinto di una campagna che imita se stessa e per finire "Sleep with Angels", che tratteggia il tema delle mancanze e dell’amore.
Personalmente ritengo che anche "Prairie Wind" sia un album legato profondamente al concetto più volte trattegiato della caducità dei sentimenti e delle cose della vita. Emblematiche sono le parole “it’s a dream only a dream and it’s fadin’ now, fadin’ away” che Young rivolge agli effimeri paesaggi della sua infanzia, quasi che gli scenari per solito lenti nel loro mutare, oggi non rendano più quel dolce senso di catartica staticità che ha sempre ammaliato i poeti e offerto conforto agli animi più sensibili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-113744719597847595?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/113744719597847595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=113744719597847595&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/113744719597847595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/113744719597847595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/04/praire-windtrilogia-neil-young.html' title='Praire wind...trilogia? (Neil Young)'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114232136267695572</id><published>2006-02-14T07:27:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:06:05.886Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>Quello che ho (De Marinis)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc33;"&gt;Non siamo nati ascoltando Bach, Jimi Hendrix e Paolo Conte, c’è un “prima”, più o meno imbarazzante per ognuno di noi. C’è un’infanzia, che ha una musica di cui oggi non sapremmo parlare e una adolescenza durante la quale si fanno sbagli cretini ascoltando generalmente cose che il gusto successivo ritiene almeno disgustose. Nella selva oscura di suoni che ha costellato la mia personale vicenda giovanile, vorrei riscoprire un disco intimista, teso tra l’introspezione e la favola, tutto sommato salvabile, portandone alla luce i lati pregevoli e riscoprendo uno dei predecessori del fresco vincitore del festival di San Remo, Povia.
Sto parlando di “Quello che ho”, un disco, onesto sin dal titolo, composto e in gran parte suonato da Davide De Marinis. I più, probabilmente non si ricorderanno nemmeno dell’esistenza artistica – neanche troppo lontana - di questo autore che, nel 2000, arrivò alle piazze d’onore nella categoria giovani con la canzone “Quello che vuoi” per poi essere reinghiottito dalla grigia e tumultuosa periferia milanese.
“Quello che ho” ad un primo ascolto potrebbe risultare un po’ adolescenziale, persino commerciale:ci sono 4-5 pezzi molto radiofonici, le melodie sono terribilmente orecchiabili, le parole giocose e le sonorità da vignetta. Tuttavia la distanza del nostro, da Povia e similari, emerge solo con pazienza. Il risultato del disco è più che in altri casi soggettivo e legato alla capacità di smettere i panni di distaccati osservatori ed entrare nel copioso ed intenso sentimentalismo di De Marinis. Se abbiamo pazienza, una presunta capacità empatica ed un animo un poco fanciullo, l’album nel tempo rivela una natura più complessa dell’apparente. Le parole di Demarinis non possono essere ritenute banali, poiché frutto di una sincera introspezione, parole di grande umanità che il Nostro canta con ironia e leggerezza, con andamento disincantato, quasi a dire “che colpa ne ho se un uomo prova sentimenti?”
Certo, oggi sincerità ed innocenza non sono proprio valori riconosciuti, danno un po’ fastidio, ma la apparente banalità in questo disco va letta come purezza e sincerità. De Marinis fa una accorta e zuccherosa analisi degli stati d’animo che attanagliano la quotidianità nei suoi aspetti minimali, descrive in modo leggero senza mancare di intensità, gioca disinvolto con le parole che paiono fluire improvvise e spontanee, donando qualità al lavoro complessivo. Il disco esprime costantemente una condizione “periferica e claustrofobica”, pesa in molti brani l’assenza di uno spazio esterno dove respirare liberi, mancanza che viene edulcorata tramite il sogno ed il vagheggiamento. Le canzoni sembrano nate e suonate in una stanza, riflessioni di appartamento concepite fissando la tappezzeria e anelando idilliaci paesaggi e sensazioni, a dare nuova luce alla condizione urbana.
Il disco si apre con il pezzo presentato a Sanremo, “Quello che vuoi”, scanzonata storia d’amore d’ambientazione casalinga, trascinata da una melodia ruffiana e veloce. Si prosegue con “Gino” e “Troppo bella”, due pezzi al limite del non-sense, il secondo dei quali fu singolo vivace e spensierato che animò l’estate precedente l’uscita del disco, a tal punto da annoiare ancora oggi. In “Troppo bella” è contenuta una delle frasi del disco: “la vita non ha molto senso se non c’è un appuntamento”. Secca, banale, veritiera e disarmante, in ogni caso occorreva qualcuno a ribadirla. Successivamente, vi sono quattro canzoni in fila leggere ed intense, tra cui i due singoli “Cambiare aria” e “I sentimenti nascono” migliori manifesti dell’intero disco. Si parla in quattro momenti e in due modi di rapporti personali…. tanto semplici nel nascere, tanto difficili da proseguire.. “i sentimenti nascono e cadono per terra, è inutile nascondersi, perché i tuoi occhi parlano..” Si passa a “Ciò che cerco” dove troviamo forse uno degli spunti più innovativi del disco, in cui lo stile di De Marinis incontra sonorità Jazzy e notturne. La spensierata leggerezza che ci ha condotti sino alla metà del cammino ci abbandona per due brani cupi ed intensi. “Come il sale” pur mantenendo lo scenario sentimentale è canzone amara, scava in fondo all’anima, si perde nel mare grigio dell’inverno. Di seguito “Quello che ho”, fa da dura requisitoria contro una compagna pretenziosa ed arrogante ed anche in questo caso De Marinis dimostra piglio originale nel farsi cantore di una tematica comune a molte relazioni sentimentali. Ritorna il sereno, ritorna la dolcezza e nella semplicità troviamo come pane appena sfornato la fragranza ed il profumo migliori dell’album, “Non mi basti mai”. Già dal titolo vedo nasi storcersi, ma De Marinis ancora una volta stupirà facendo di un terreno difficile e scivoloso come la dichiarazione d’amore, una canzone senza retorica ne pesantezza. La fresca spontaneità del Nostro non teme offuscamenti nemmeno dinanzi al più lamentoso dei temi. Infine il disco si chiude con un momento di reale commozione – quasi patetico, nell’accezione migliore del termine – “Ho chiuso gli occhi” è canzone cantautorale che per intensità e poesia non teme confronti, chiudendo lascia un buon ricordo e un po’ d’amaro, come il limone dopo un dolce cocktail tropicale.
In sintesi, un disco per animi sensibili, ottimo e originale all’ascolto attento e partecipato o dolcissima orlatura ad una serata romantica. Un disco onesto, fresco, che mantiene dignità in ogni suo pezzo senza gravi cadute di stile, una chiave innovativa e più vivace per leggere la canzone italiana tramite la spontaneità e l’incanto. Consiglio l’opera a coloro che hanno attitudine all’ascolto dell’altro, troveranno molti utili spunti di riflessione e molti sorrisi. Un ultima e dovuta precisazione riguardo al voto. Il voto “3” espresso in questa sede è inteso in senso relativo e non assoluto. Cioè non si è voluto confrontare De Marinis con tutto lo scibile sonoro, ma comparando il disco ad altre opere di stesso genere (molto meglio di Povia, D’Alessio &amp;amp; Co).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114232136267695572?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114232136267695572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114232136267695572&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114232136267695572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114232136267695572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/02/quello-che-ho-de-marinis.html' title='Quello che ho (De Marinis)'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-3212125416979132407</id><published>2006-02-13T08:45:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:06:26.412Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>Antipasto Mondiale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#33cc00;"&gt;Sono curioso di vedere in quale misura le vicende del mondiale di Germania copriranno quelle dello scandalo che ha sommerso il nostro calcio. Mi commuove l'ostinazione con la quale arbitri e designatori negano l'evidenza sostenendo la regolarità dei sorteggi. Probabilmente sono stati consigliati in questo senso dai loro legali, il cui compito non è quello di salvare la reputazione dei loro assistiti ma quello di evitare condanne e squalifiche anche se non vedo quale futuro possano avere nel calcio coloro che sono stati presi con le mani nel cassetto e la bocca sporca di marmellata.C'è una frase emblematica e significativa che ho letto in questi giorni. L'ha pronunciata un impiegato della Federcalcio, definito superteste, il quale avrebbe dichiarato, spiegando perché ha finalmente deciso di rivelarsi: "non si può vivere nel terrore per mille euro al mese !"In attesa di sapere se lo ascolteranno e che cosa dirà, mi chiedo quale dovrebbe essere il prezzo del silenzio. "duemila euro al mese, cinquemila, un'automobile ?"Capisco che sto facendo dello sterile moralismo. La storia insegna che c'è un prezzo per tutto e che nessuno è incorruttibile, figuriamoci un anonimo impiegato di una Federazione, ma mi spaventa lo stesso capire che il meccanismo diabolico inventato o perfezionato da Moggi abbia potuto resistere a tanti occhi, senza che nessuno abbia sentito il dovere di ribellarsi.Da tutta questa vicenda si conferma una vecchia verità e cioè che è più facile essere (o apparire) intelligenti se si decide di non rispettare certe regole, della legge, dell'etica o di un regolamento qualsiasi.Di Luciano Moggi si può dire tutto quello che si vuole ma nessuno potrà mai metterne in dubbio la furbizia e la conoscenza dell'ambiente. Se l'indagine sul doping non avesse indotto Guariniello ed i suoi collaboratori a mettere sotto controllo i telefoni di alcuni addetti ai lavori probabilmente Moggi, se avesse voluto lasciare la Juventus, avrebbe potuto ottenere un contratto milionario da molti altri club, Milan e Inter compresi, malgrado le postume smentite.Allo stesso modo mi chiedo quale quadro sarebbe scaturito da controlli sistematici sui telefoni di tutti gli operatori del calcio, dai dirigenti agli arbitri, passando per i giornalisti che, è meglio dirlo senza inutili ipocrisie, non escono benissimo, come categoria, da questa storia.Tuttavia non si può accettare la teoria di rendere accettabile il sistema perché "lo facevano tutti" che è un altro modo di applicare la famosa regola :"tutti colpevoli, nessun colpevole". Non mi piace nemmeno l'atteggiamnento di coloro che condannano il sistema dell'intercettazione e che difendono ad ogni costo la famosa "privacy". Si può essere d'accordo sull'opportunità di non divulgare, tra le intercettazioni, i dettagli che non riguardano la sostanza . Se un dirigente invita un (una) giornalista a Parigi ed il (la) giornalista accetta non è buon comportamento professionale, ma non ha alcuna rilevanza, se al contrario ad un operatore televisivo si chiede di non far vedere un episodio o di dimensionarne la portata la cosa è grave ed è giusto che si sappia.C'è un altro atteggiamento, abbastanza generalizzato, sul quale non sono d'accordo. Sono sicuro che saranno in tanti ad esclamare, ora che è iniziato il mondiale, "finalmente il calcio giocato." Se è giusto e bello che i bambini credano alla Befana bisogna poi prendere atto che i bambini crescono e che agli adulti non si possono raccontare le favole, bello brutte che siano. Per giunta quella del nostro calcio è una favola bruttissima.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-3212125416979132407?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/3212125416979132407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=3212125416979132407&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/3212125416979132407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/3212125416979132407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/02/antipasto-mondiale.html' title='Antipasto Mondiale'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-113856538325811556</id><published>2006-01-29T20:05:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:07:03.979Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>Considerazioni pre-finale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Prima di verificare se Roger Federer fosse disposto a fare qualche concessione a Nicola Kiefer, come aveva fatto nei confronto di Tommy Haas e Nikolay Davydenko, credo valga la pena fare qualche riflessione sull'esplosione di questo Marcos Baghdatis che, vada come vada la finale di domenica sera, è stato certamente il protagonista più importante e più interessante di tutto il torneo.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;C'è sempre il rischio di essere troppo frettolosi nell'attribuire grandi qualità ai giovani tennisti che si affacciano per la prima volta alla ribalta. Questo Baghdatis, al di la dell'insolita e sorprendente origine (non ricordo che Cipro abbia mai dato al tennis un giocatore di modesto livello) si era già segnalato vincendo qui nel 2003 il torneo juniores e raggiungendo due volte la finale nella prova giovanile dell'Open degli Stati Uniti, battuto nel 2002 da Gasquet e nel 2003 da un altro francese, Tsonga.Tuttavia non si vincono quattro partite consecutive contro giocatori di alta classifica come Stepanek (n. 20), Roddick (n. 3) , Ljubicic (n. 8) e Nalbandian (n. 4) se noin si hanno risorse tennistiche, atletiche e mentali. In particolare il recupero realizzato contro Nalbandian, dopo aver perduto i primi due set, e la freddezza dimostrata nella fase finale del match quando la pioggia lo ha fermato mentre stava servendo per il match sembrano potergli garantire un futuro importante.Nella storia del tennis non mancano esempi di giocatori che hanno conquistato la ribalta in un solo torneo. Non tutti hanno mantenuto le promesse se si ricorda che si sono perse le tracce del tedesco Rainer Schuettler che è stato finalista in questo torneo tre anni fa ma Schuettler aveva già 27 anni, Baghdatis ne ha 20.Per quanto riguarda Federer, il campione svizzero ha dovuto concedere il secondo set a Nicola Kiefer che è tornato a giocare, dopo un paio d'anni di crisi, su livelli d'eccellenza. E' possibile che le incertezze palesate da Federer nei turni precedenti lo facciano sembrare più vulnerabile però Kiefer ha dovuto pagare il prezzo per il set strappato al campione con un pesante 0-6 subito nel set successivo. (E' curioso notare come Federer abbia vinto in questo torneo tre set per 6-0 e tutti contro avversari tedeschi, Mayer, Haas e Kiefer). Alla fine Federer ha chiuso in quattro set e malgrado Baghdatis meriti molta attenzione sarebbe una grosso sorpresa se lo svizzero non dovesse vincere domenica sera il suo settimo titolo dello Slam.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Qualcuno si sorprenderà per il successo delle cinesi nel doppio femminile ma, a parte che non si tratta di una novità perché altre due cinesi, delle quali vi risparmio il nome, avevano vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi d Atene, mi pare corretto ricordare che il doppio è una specialità ormai trascurata anche dalle giocatrici più forti, dopo essere stata abbandonata da molti anni dai giocatori di vertice.Vi basti notare che la finale del doppio maschile in questo torneo la giocheranno i gemelli Bryan contro il ceko Damm e l'indiano Paes, nessuno dei quali è tra i primi 200 del mondo in singolare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-113856538325811556?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/113856538325811556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=113856538325811556&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/113856538325811556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/113856538325811556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/01/considerazioni-pre-finale.html' title='Considerazioni pre-finale'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-4755412130121139750</id><published>2006-01-24T00:04:00.000Z</published><updated>2007-01-03T23:00:51.592Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stagioni'/><title type='text'>Notte di novembre</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#cc6600;"&gt;Acqua e Luna in questa notte,
ho fatto i primi passi lungo il fiume, tra le vigne e i campi brulli, sino al bosco. La stagione umida s’è aperta a noi, porta profumi, sfuma i contorni, riempie la volta azzurra di note d’autunno.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;color:#cc6600;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;color:#cc6600;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#cc6600;"&gt;Luce e trasparenze in questa notte,
Che stagione è mai questa, lungo il nostro sentiero, se nemmeno l’avorio della luna e il crepitio dell’ultima brace ci son di conforto? Se a consolarci son ancora il sonno e l’oblio, e la speranza in un abbraccio di vita temuto.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;color:#cc6600;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;color:#cc6600;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#cc6600;"&gt;Abbaglio e naufragio è questa notte,
età in cui non v’è più terra né tempo, in cui una goccia di speranza è lasciata ad ogni passo, e siamo un poco meno vivi, in cui una goccia di ricordo è versata ad ogni passo, e siamo un poco meno afflitti.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;color:#cc6600;"&gt;Acqua e luna in questa notte,
tempo segnato dal profondo canto del pavone, chete son le acque del lago, volteggiano scure le ombre, e noi, sotto un cielo notturno, annusiamo l’aria, aspettando una stella cadente&lt;/span&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-4755412130121139750?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/4755412130121139750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=4755412130121139750&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/4755412130121139750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/4755412130121139750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/12/notte-di-novembre.html' title='Notte di novembre'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114198108339435825</id><published>2006-01-14T08:48:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:21:07.812Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>La triste storia di Borg</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7816/1119/1600/borg2.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 125px; CURSOR: hand; HEIGHT: 109px" height="116" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7816/1119/400/borg2.0.jpg" width="118" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Queste sono vicende che appartengono più alla storia del pugilato che a quella del tennis per cui la notizia, oltre che dolorosa è anche molto sorprendente.
Le agenzie ci informano che Bjorn Borg, lo svedese che è certamente stato uno dei tennisti più forti (il più forte non è mai esistito o meglio chiunque può scegliere in un gruppo di 5 o 6 campioni) ha deciso di vendere i suoi innumerevoli trofei, tra cui cinque conquistati a Wimbledon tra il 1976 ed il 1980 e sei vinti al Roland Garros tra il 1974 ed il 1981. Che Borg fosse in difficoltà economiche era abbastanza noto da tempo, ancor prima che un libro pubblicato qualche anno fa ne raccontasse le sfortunate imprese commerciali. Il campionissimo, ad esempio, aveva cercato ed ottenuto un rifugio fiscale a Montecarlo e proprio per ottenere quella preziosa cittadinanza aveva regalato a quel torneo un paio di tristi partecipazioni quando ormai aveva abbandonato l’attività e non era più competitivo. La storia di Borg è particolarmente dolorosa perché le sua vicende private, sia quelle sentimentali che quelle commerciali, contrastano con l’immagine di straordinaria solidità mentale da lui dimostrata sul campo.Borg è stato un campione anomalo nel senso che c’erano molti giocatori che sapevano eseguire colpi (soprattutto quelli al volo) molto meglio di lui ma lui li batteva in modo quasi imbarazzante. Ricordo come a conclusione di una semifinale del Roland Garros il nostro Corrado Barazzutti nello stringergli la mano dopo aver perduto per 6-0, 6-1, 6-0 gli disse: “scusami se mi sono permesso di vincere un game.” Tecnicamente il capolavoro di Borg è stato quello di vincere il torneo di Wimbledon per cinque anni consecutivi laddove la maggior parte dei tecnici avrebbe ritenuto improbabile anche un solo successo. Fondamentalmente il suo tennis si basava su una qualità atletica straordinaria (ha stravinto tutte quelle competizioni polisportive tra campioni di diverse discipline) e su una formidabile, ineguagliata capacità di concentrazione. Mi accorgo di essere uscito di strada perché di questo campione si è scritto fin troppo ed oggi è quasi inutile ricordarne il valore, i risultati e le caratteristiche. E’ più difficile e curioso spiegare il suo crollo umano e come uomo d’affari. La sua colpa maggiore è stata quella di non essersi accontentato di amministrare o difendere i suoi guadagni ma di essersi illuso, perché mal consigliato, di poter avere successo anche in altri campi. La sua vita sentimentale ha inevitabilmente risentito degli sbalzi di notorietà e di guadagno, della follia imbevuta di una fama senza eguali. Il 24 luglio 1980, dopo aver appena vinto il suo quinto Wimbledon, Borg sposò Mariana Simionescu, una tennista romena né troppo brava (era numero 36 in classifica), né troppo bella. Poteva essere una bella storia ma la vicenda era troppo sbilanciata per resistere. Inoltre tra i campioni dello sport "&lt;em&gt;i tennisti sono i più insidiati ed i più facilmente raggiungibili da ragazze in cerca di un minuto od una notte di emozioni&lt;/em&gt;" era solito ricordare Yannick Noah. Finito, come prevedibile, il matrimonio con Mariana, Borg, appessa la racchetta al chiodo, iniziò a frequentare l'alcool. Ebbe modo di fare un figlio ma non ho notizie sulla madre del suo primogenito. Il secondo figlio glielo diede la sua terza moglie, la svedese Patricia Ostfeld. La seconda, molto più nota dalle nostre parti, è stata Loredana Bertè che aveva avuto esperienze "tennistiche" anche con Adriano Panatta. Con la Bertè Borg ha avuto in comune un drammatico ricovero in ospedale per due incidenti stradali dalle medesime caratteristiche, storie di sonniferi o qualcosa di simile o di peggio. Borg è nato il 6 giugno 1956 quindi ha oggi 49 anni. Nel 1974 è diventato il più giovane vincitore del Roland Garros ma il suo primato di precocità sarebbe stato poi battuto prima dal suo connazionale Mats Wilander, poi da Michael Chang. Non è stato invece battuto il suo record di 41 vittorie consecutive a Wimbledon, dal primo turno dell’edizione del 1976 alla finale del 1981 quando fu sconfitto da John McEnroe, contro il quale aveva giocato, nella finale del 1980, uno storico ed indimenticabile tie-break. La società Bonham, che per conto di Borg ha messo all’asta i cinque trofei di Wimbledon, ritiene di poterne ricavare 400 mila euro. Inutile dire che è una storia di cui non si vorrebbe mai scrivere, d'altro canto la gestione della propria fama e dei propri guadagni è un problema che tanti campioni dello sport hanno rifuggito o affrontato male. La speranza è che la stessa storia insegni qualcosa a coloro che pensano che la gloria e la ricchezza siano patrimoni inesauribili. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;La gloria non salva dalla vacuità che interessa tutte le cose del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114198108339435825?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114198108339435825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114198108339435825&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114198108339435825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114198108339435825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/05/la-triste-storia-di-borg.html' title='La triste storia di Borg'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114254160504321638</id><published>2005-12-03T12:59:00.000Z</published><updated>2007-01-13T09:07:42.522Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>Catch bull at four (Cat Stevens)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;Nei meravigliosi Anni ’70 esce un disco vivo ed originale che titola “Catch Bull At Four” , frutto del lavoro e della rinnovata riflessione di un artista geniale e generoso come Cat Stevens.
Cat Stevens mi ha sempre attratto per il gusto della ricerca che ha saputo trasporre in musica e parole. Altre ricerche per altri grandi, ma mai nessuno come lui, nessuno con la capacità di rimettere in gioco la vita tutta, di seguire veramente l’arida via della propria spiritualità, ponendosi certi interrogativi nel tentativo incessante di migliorarsi come uomo prima che come artista. Animo irrequieto, Stevens, si stancò in fretta della fama da Pop Star e dei brani troppo disimpegnati che lo portarono alla ribalta, trasformandosi nel tempo in Autore capace di utilizzare con sapienza la propria arte per riflettere e raccontare il personale cammino spirituale, facendo della propria musica la ricerca incessante di una casa, di un luogo dell’Anima, di una adeguata spiritualità, tanto da determinare la morte e la scomparsa di un personaggio e di uno stile e la nota rinascita nelle vesti sacre di Yusuf Islam.&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;Nel 1972 esce “Catch Bull At Four”, con questo disco Cat Stevens mette una pietra sopra la precedente produzione dando vita ad un percorso di ricerca spirituale in musica. Un disco che nei suoi tratti irrequieti e marcatamente multiculturali esprime il senso della profonda ricerca, la commistione tra stili, religioni, culture e stati d’animo. Le canzoni si fanno più difficili e tortuose, ma vive ed intense, rassomigliando sempre più al percorso di ogni Uomo verso la Verità. L’apparato sonoro in quest’opera è scarno, così per le cose semplici tra le quali l’animo può elevarsi libero dai legami terreni. La voce è espressione di vigoria e di fragore, strumento di un uomo ispirato e desideroso di guardare oltre con occhi nuovi. La scrittura è vivace e altera. Introspezione, riflessione e comunicazione si uniscono nel disco che diviene ad un tempo meditativo ed energetico, volto ad aprire molti interrogativi senza chiudere risposta alcuna, ma che pur nella sua transitorietà, nel suo essere tappa di un percorso ben più alto, esprime un fascino evidente ed un messaggio limpido.&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;E’ proprio la prima, una canzone che parla in qualche misura di Conversione. In “Sitting” Stevens canta con grande forza la vita che cambia e apre a nuovi interrogativi.. un brano eversivo pregno delle atmosfere di quegli anni aperti e grigi, un brano sfrontato in cui ancora il “risveglio” viene attribuito al celeste intervento di generici astri..&lt;/span&gt;

&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“Oh I’m on my way I know I am, but times there were when I thought not, bleeding half my self in bad company, I thank the moon I had the strength to stop..”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“The Boy With A Moon And Star On His Head” è una sorta di parabola, una rivisitazione a tinte orientali del presepe, che riflette sul concetto dell’Amore .. Siamo catapultati in un villaggio d’oriente nel quale la nascita di un bimbo con la luna e la stella sulla testa scuote le consuete abitudini..&lt;/span&gt;
&lt;/em&gt;
&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;I got down on my knees and kissed the moon and star on his head. As years went by the boy grew high and the village looked on in awe, They’d never seen anything like the boy with the moon and star before. And the people would ride from far and wide just to seek the world he spread. I’ll tell you everything I’ve learned, and Love is all.. he said” &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;Ed eccoci davanti ad un’alba marina, una sirena “emerge dalle acque, viene verso di noi, lasciando diamanti sulla baia”, Steven con un uso gioiso delle chitarre e dei cori fa un ritratto ideale ed espressionista della femminilità, una dichiarazione d’amore libera, di grande respiro, anche grazie alla sua eminente poesia..&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;Her clothes are made of rainbows and twenty thousand tears, shine through the spaces of her golden ochre hair [..]She ripples on the waters, leaves diamonds on the shore and fish from every distance, watch her ocean cellar door, Her breathe a warm fire in every lover’s heart, a mistress to magicians and a dancer to the Gods”&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“Silent Sunlight” raccoglie l’avvento della riflessione spirituale di Stevens che unisce in una canzone concetti cari a diverse filosofie e religioni quali, dal lavoro come preghiera, alla speranza, fino al trascendimento delle cose terrene.&lt;/span&gt;

&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“Don’t ever look behind at the work you’ve done, for your works has just begun, there’ll be the evening in the end, but till the time arrives, you can rest your eyes and begin again..”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;&lt;em&gt;“&lt;/em&gt;Can’t Keep It In”, questo prorompente inno alla vita esprime al meglio l’anima comunicativa ed energetica di questo lavoro, nel quale Stevens manifesta una speranza universale ed il necessario bisogno di esprimerla..&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;Oh I can’t keep it in, I’ve gotta let it out, I’ve got to show the world, world’s got to see, see all the love, love that’s in me, I said why walk alone, why worry when it’s warm over here. You’ve got so much to say, say what you mean, mean what you’re thinkin’ and think anything. Oh, why must you waste your life away?&lt;/em&gt; ”&lt;/span&gt;
&lt;/em&gt;
&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“18th Avenue”, è l’incubo suburbano che non ti aspettersti in un disco del genere. Stevens da prova d’eccellente vena compositiva, concentrando in 4 minuti atmosfere altere e raffinati cambi di ritmo, si parte in sordina..&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;Oh the path was dark and borderless down the road of the eighteenth avenue and I stung my tongue to repeat the words that I used to use only yesterday, meanings just dropped to the ground, I try to remember what I though and what I used to say. Don’t let me go down! No don’t let me go.. Oh my hands were tied as I struggle inside the empty waste of another day..”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;In “Freezing Steel”, compare il primo ed unico graffito elettrico di tutto il disco, rock intenso e strampalato dove non mancano riferimenti alla trascendenza e alla vacuità delle cose..&lt;/span&gt;
&lt;/em&gt;
&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;They tied my body up, I’m force to eat my meal, a cold plate of lamb and cold potatoes too, now what’s a soul to do, brother won’t you tell me is this a eucharistic dove&lt;/em&gt;?”&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;"O’Caritas", speranza e distruzione, la prima per combattere la seconda, entrambe nelle mani dell’uomo ed una missione inalienabile per l’umanità. Cat sceglie di cantare in latino a favorire il tono d’apocalisse e l’eminenza, finisce, poi, col rendere chiaro a chiunque il messaggio tramite l’anglosassone idioma. E’ la prima di due perle apocalittiche..&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;I don’t want to lose the harmony of the universe I see all the things burning, I hear men shouting [..] I don’t want to lost it here in my time, give me time forever here in my time..”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;&lt;em&gt;"&lt;/em&gt;Sweet Scarlet", canzone dell’amor perduto e dall’atmosfera Hippies, con dolci note e una voce flebile ma quanto mai espressiva.. Si prova gusto nel mordere un lampone in un mattino fresco d’estate&lt;em&gt;..&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;Once she came into my room [..] Two eyes like lights, milky marble whites lookin’ up at me, looking for a way, moons in an endless day. All I knew was with her then, no couldn’t see the time, as we drank down the wine to the last Sweet scarlet. Every bottles is empty now and all those dreams are gone.. ah, but the song carries on… so holy..”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;"Ruins", il lavoro è concluso da un secondo brano di connotazione apocalittica ed ancora una volta la speranza e l’“Umanità” sono le uniche chiavi per riscattare la disperante strada verso cui ci siamo incamminati..&lt;/span&gt;
&lt;/em&gt;
&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;“&lt;em&gt;Stole away the land, people runnin’ scared, losing hands, dodging shadows of falling sand, buidings standings like empty shells and nobody… helping no one else […] People needing more and more it’s all getting lost, I went back, back to the time when the earth was green and there was no high walls and sea was clean ” &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;color:#ffcc33;"&gt;In definitiva imbattersi d’improvviso in questo disco disorienta, confonde e in breve tempo affascina e ripaga della pazienza prestata. Come un mosaico romanico, “Catch Bull At Four” necessita della giusta distanza per essere osservato, dal principio vedremo tasselli incoerenti e di varia mineralità, stracci indiani e pareti arabesche, freddezze anglosassoni e tappeti di Persia, colonne doriche e vini francesi, quasi fossimo finiti in un disco del buon Vinicio. Ma lentamente prendendone più ampia visione, creandone un armonico quadro d’insieme, si presenta a noi un affresco d’apocalisse incompiuta ed evitabile avendo maggior cura e interesse nei riguardi della nostra spiritualità, del nostro essere Uomini, di gioire nella possibilità del redimersi. Contradditorio, istrionico e insufficiente, questo disco, oltre a donarci tre quarti d’ora di musica d’Autore, potrebbe aprire una porta e divenire utile spunto nella riflessione, probabilmente come utile fu per il suo stesso autore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114254160504321638?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114254160504321638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114254160504321638&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114254160504321638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114254160504321638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2005/12/catch-bull-at-four-cat-stevens.html' title='Catch bull at four (Cat Stevens)'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-112750932307809237</id><published>2005-09-23T20:50:00.000Z</published><updated>2006-01-31T07:40:08.396Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>italia nel cesto...</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;La Croazia vince gli ottavi per 74-66
...L'Italia di Carlo Recalcati, vicecampione olimpica ad Atene 2004, viene eliminata dai campionati Europei di basket, dopo la sconfitta per 74-66 negli ottavi contro la Croazia. Gli azzurri hanno pagato un parziale di 12-0 tra la fine del primo tempo e l'inizio del secondo e, dopo essere tornata a -1, un altro 0-7 nel quarto ed ultimo periodo. Non bastano le buone prove di Pozzecco, Calabria e Chiacig... &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Freddino il commento della maggior delle agenzie dinnanzi ad una partita piena di errori, ma quanto mai tirata ed avvincente.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Non sono aduso allo sport del cesto ma durante questi europei, grazie anche alla minima visibilità mediatica, sono riuscito ad appassionarmi alla causa italiana.
Come quattro anni fa ad Antalya, la Croazia è il capolinea dei nostri sogni da protagonisti agli Europei. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;La squadra peninsulare subisce pesantemente sotto canestro, riesce a restare in partita finchè trova il tiro da fuori, poi non può far nulla contro lo strapotere fisico degli avversari (40-22 lo score finale ai rimbalzi) e viene eliminata dalla rassegna continentale. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Ora per andare ai Mondiali ci vorrà una wild-card della Fiba, ma la mia personalissima, quanto inesperta, impressione è, comunque, che l'Italia sia giunta alla fine di un ciclo, iniziato con il bronzo agli Europei del 2003 e proseguito con lo straordinario argento ad Atene nel 2004. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;La formazione azzurra inizia la partita con una difesa aggressiva e buone soluzioni in attacco, trovando il +5 dopo 5 minuti di gioco. I croati, che giocano praticamente in casa, si riportano subito a contatto con canestri importanti di Kasun(??). La partita è molto equilibrata con le due squadre che si rispondono colpo su colpo, grazie ai canestri di Basile e Galanda da una parte, di Vujcic e Giricek dall'altra.Soffriamo terribilmente a rimbalzo (16-6 per i nostri avversari all'intervallo) e, quando facciamo errori banali in attacco, la Croazia trova una fuga importante. Parziale di 10-0 negli ultimi due minuti del primo tempo, che si allunga a quota 12 ad inizio terzo quarto: i nostri avversari volano a +11. Sono Calabria e Pozzecco a ridare ossigeno alla squadra, che si riporta in partita, tornando prima a -5  e poi a -3 (48-45). Vujcic con 4 punti consecutivi riporta i suoi a +7 (52-45), ma l'Italia c'è e chiude il terzo quarto sul 52-55, anche grazie ad un tecnico alla panchina croata nel finale.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Due tiri liberi di Calabria ci portano a -1 (54-55), ma Marconato spreca l'occasione per il sorpasso e la Croazia ne approfitta: parziale di 7-0 e nuovamente +8 (62-54 a 6' dalla fine). &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Il tiro da 3 punti (quattro errori consecutivi) non entra più e per gli azzurri è notte fonda. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Il cuore permette all'Italia di tornare ancora a -6 (68-62 a -1'20") ma Soragna fallisce la tripla del -3 e finisce qui, agli ottavi.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Pur profano e inidoneo ad esprimere giudizi, pare un pò pochino per una squadra che fino a qualche tempo fa aveva ambizioni d'eccellenza. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Addio sogni di gloria, arrivederci alle mie neonate emozioni di cestista.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-112750932307809237?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/112750932307809237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=112750932307809237&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112750932307809237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112750932307809237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2005/09/italia-nel-cesto.html' title='italia nel cesto...'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-112750792940861334</id><published>2005-09-23T20:32:00.000Z</published><updated>2005-09-23T20:38:49.416Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>errore imperdonabile...</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;TORRE DEL GRECO - Non ci sono state sorprese al sorteggio dell'incontro di Coppa Davis che da oggi mette in palio, su un campo costruito per l'occasione in una località inedita nella nostra storia tennistica, un posto nel tabellone principale della prossima edizione. &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;E' accaduto che la Spagna vincitrice l'anno scorso, sia stata eliminata al primo turno perché i suoi tennisti sono stati costretti a giocare su una superficie rapida, a loro poco gradita.  Al contrario dei nostri dirigenti e dei nostri tecnici, gli slovacchi hanno portato gli spagnoli a giocare su una moquette improbabile e li hanno battuti.Noi invece, commettendo un errore che non ha giustificazioni al di fuori della presunzione e dell'impreparazione, abbiamo scelto la terra battuta ricevendo i ringraziamenti dei nostri avversari e provocando una forte sorpresa in tutti coloro che conoscono i meccanismi di questo gioco.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Veniamo al sorteggio, che non era assolutamente importante come sempre da quando il regolamento impone al primo giocatore di una squadra di affrontare in apertura il secondo della squadra avversaria.Semmai c'è da chiedersi perché il numero uno italiano, Andreas Seppi (n. 78 in classifica ma terzo italiano dopo Volandri, n. 44, e Sanguinetti, n. 48) ed il numero due, Potito Storace (n. 107 e quinto italiano) siano diventati titolari.  &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;E' un brutta storia nella quale si mescolano errori tecnici (avessimo scelto com'era logico una superficie diversa, avrebbero giocato Sanguinetti e Bracciali) e gestionali. Infatti Volandri non è stato convocato (giustamente) essendo stato, con il suo manager, il promotore di una richiesta di ordine economico che la Federazione, prendendo per la prima volta una decisione corretta, non ha accettato.  A mio modesto parere avrebbe dovuto lasciare a casa anche gli altri tre giocatori (Seppi, Galimberti e Starace) che avevano sottoscritto quella lettera-ricatto.  Poi questi si sono resi conto che non giocando in Davis nessuno ne avrebbe avvertito l'assenza ed hanno fatto marcia indietro, smentendo la favoletta del gruppo unito e compatto raccontata a giornalisti compiacenti.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Gli spagnoli, dopo averci ringraziato, hanno mandato qui la loro squadra più forte (Nadal) e collaudata (Ferrero).  In realtà Ferrero (n. 20) è oggi il quarto spagnolo in classifica dopo Nadal (2), Ferrer (13) e Robredo (17) ma ha un'esperienza di 20 incontri di Davis (ne ha vinta una quasi da solo nel 2000) e di un titolo del Grande Slam (Roland Garros (2003).  Pur essendo in crisi (o in declino ?)  nell'aprile scorso Ferrero a Montecarlo ha lasciato cinque games al nostro Volandri ed è stata forse questa la ragione per cui il capitano Jordi Arrese lo ha scelto.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;A chi gli ha chiesto come si sentisse ad essere il numero uno quando l'anno scorso era solo riserva, Seppi ha modestamente risposto che il numero uno è sempre Volandri.Seppi, che ha 21 anni e parla più correttamente il tedesco che l'italiano (è di Bolzano) è un bravo ragazzo per cui sono rimasto sorpreso quando si è fatto coinvolgere da Volandri e dal suo manager in una iniziativa quantomeno  poco elegante.  Quest'anno ha giocato bene a Gstaad ed a Stoccarda, poi i risultati sono stati meno brillanti.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Nel secondo singolare Starace, che qui è praticamente di casa, affronterà il mostro Nadal, tornato rapidamente alla vittoria a Pechino dopo un paio di brutte sconfitte.  Starace, che il giorno prima aveva accusato qualche linea di febbre, non sta ripetendo i risultati della stagione precedente. Negli ultimi tornei ha perso da giocatori (Hanescu, Schuettler, Marach, Sabau) che erano alla sua portata.  Sarà sostenuto dal pubblico (Cervinara, il suo paese, non è distante) ma probabilmente non sarà sufficiente ad annullare differenze troppo ampie.Concedo a Seppi 30 probabilità su cento di poter battere Ferrero , con Starace non vado oltre al 10 per cento.  &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Insomma qualsiasi risultato diverso dal 2 a 0  per la Spagna dopo la prima giornata sarà una gradevole sorpresa.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-112750792940861334?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/112750792940861334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=112750792940861334&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112750792940861334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112750792940861334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2005/09/errore-imperdonabile.html' title='errore imperdonabile...'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-112699386056865075</id><published>2005-02-17T12:48:00.000Z</published><updated>2006-12-23T15:32:10.466Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>a Bigger Bang (Rolling Stones)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Ho fatto di conto brevemente e sommando i 4 originali(non nel senso dello stile) componenti viene fuori 273 anni, ora si può meglio comprendere perché l’uscita di A BIGGER BANG (così si intitola l’ultimo album) sia l’evento discografico del momento e perché tutto sommato, come vi dimostrerò in quel che segue, non sia nemmeno un LP da buttare.
Mick(jagger) e soci di sicuro si sono impegnati usando tutta la loro maniera, accompagnata da un’ampia autoreferenzialità (che quando si incarna un genere è lecita e quanto mai inevitabile), ma senza dimenticare almeno il tentativo(dall’esito incerto e soggettivo) di innovare, con quello spirito già presente negli ultimi lavori di Jagger (&lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt; goddess in the doorway).
Scorrendo la scaletta di titoli innovativi non ce ne sono molti, l’abito non fa il monaco, per i monaci, ma per i rocker è un'altra cosa..
La prima traccia, tale ROUGH JUSTICE, è un pezzo di puro rock’n’roll un pezzo che è già storia ancor prima del secondo ascolto (e qui gioca un ruolo importante quell’autoreferenzialità che dicevo pocanzi, troppi sarebbero i titoli da avvicinare per omologia strutturale e simiglianza sonora), così anche il 2° e 3° brano (LET ME SLOW DOWN- IT WON’T TAKE LONG) ci ridanno gli stones della prima ora, si insomma....facciamo della seconda…
In definitiva già si coglie in cosa rispetto agli ultimi lavori (BABYLON’S BRIDGES-VOODOO LONGUE) si è fatto un passo avanti, o meglio, uno indietro, ritornando al rock'n'roll dopo lavori sempre più marcatamente hard rock. Se RAIN FALL DOWN rappresenta quel tentativo di innovare (per altro lo stesso dagli anni 70) BACK OF MY HAND è un bluesaccio che + stereotipato non si potrebbe, onore al merito di maestri del genere.
Arrivano poi BIGGEST MISTAKE (un po’ troppo beatlesiana o bee geesiana) e il singolo per il mercato europeo STREETS OF LOVE (terribilmente familiare con accezione al contempo positiva e negativa).
Arriviamo ad una delle&lt;em&gt; surprise&lt;/em&gt; dell’album, THIS PLACE IS EMPTY e INFAMY sono cantate da Keith Richards (chitarra, dove è meglio, peraltro, rimanga). Se la prestazione impressionante, e questa volta solo in senso negativo, nella prima song è sorretta forse dalla miglior scrittura del disco la seconda è pure bruttina e sembra una vera e propria "infamia"(per l'appunto) nei confronti del grande chitarrista. La prima, dicevo, essere la miglior canzone del disco con un songwriting davvero originale e un’interpretazione a metà tra Tom Waits e Bob Dylan tutti e due rigorosamente nel loro peggior stato di forma(o lucidità).
SHE SAW ME COMING strizza l’occhio al reggae easy-listening non nuovo specialmente nei progetti solisti di Jagger (si ricordino le collaborazioni con Peter Tosh degli Wailers di Marley e con Wycleaf Jean). &lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;DRIVIN' TOO FAST è un titolo ad effetto poco credibile dinnanzi alle evidenti difficoltà deambulatorie di questi "inossidabili" settantenni.
Il resto, come era supponibile (ed anche in proporzioni peggiori), è riempitivo, automatismo frutto di anni di lavoro in comune. Si presenta comunque come ripiego di livello più che accettabile.
Il tempo dirà(a noi maniaci) a che livello collocarlo nell’immensa discografia stonesiana, di sicuro non sarà il peggiore.
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-112699386056865075?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/112699386056865075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=112699386056865075&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112699386056865075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/112699386056865075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2005/02/bigger-bang-rolling-stones.html' title='a Bigger Bang (Rolling Stones)'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114315576698980059</id><published>2004-10-23T22:59:00.000Z</published><updated>2006-12-24T19:36:42.374Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Movimenti'/><title type='text'>Tennis e tecnologia</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7816/1119/1600/images.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 86px; CURSOR: hand; HEIGHT: 131px" height="124" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/7816/1119/400/images.jpg" width="86" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Uno dei motivi di curiosità del prossimo torneo di Key Biscayne è costituito dall'introduzione in campo di un sistema elettronico di controllo per verificare la bontà delle chiamate arbitrali. Ogni giocatore ha la possibilità di appellarsi al responso di "occhio di falco" (come viene chiamato) due volte per set. Se avrà ragione otterrà il punto e manterrà la disponibilità dei due appelli che gli sono concessi.&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;A mio parere si tratta di un'innovazione costosa ed inutile peraltro applicata in modo parziale solo per gli incontri che si svolgono sul campo centrale, mentre gli altri saranno arbitrati con il sistema tradizionale.Certamente il nuovo sistema non sarà utilizzato al Roland Garros ed a Wimbledon dove storia e civiltà impongono ancora un velato rispetto per le regole e in qualche modo per la tradizione ed il suo fascino. Più facilmente potrebbe essere che gli americani lo usino a Flushing Meadows, ma si tratterebbe di un inutile tentativo di spettacolarizzare il tennis che fortunatamente gode di buona salute. Questa corsa ad utilizzare la tecnologia va molto di moda oggi ma questo tentativo del tennis somiglia molto a quello del calcio che ha scoperto un ancor più costoso ed inutile sistema di verifica del "gol fantasma", una situazione che in un campionato si propone non più di tre o quattro volte. Nel tennis ricordo a fatica un paio di incontri (e ne ho visti più di qualcuno..) forse decisi da un errore arbitrale, ma è soprattutto l'impossibilità di applicare il sistema a tutti i campi ed a tutti i tornei che mi induce ad essere decisamente contrario. Una delle maggiori carenze del tennis dell'era "open" è stata prorpio l'insopportabile difformità di regolamenti che ha caratterizzato i diversi avvenimenti tennistici rendendo incomprensibile ai profani un gioco di per sè già sofisticato. Se proprio vogliono divertirsi e sprecare dei soldi lo facciano pure, ma il tennis ha funzionato benissimo per oltre 120 anni e non aveva bisogno di questa finta rivoluzione.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114315576698980059?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114315576698980059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114315576698980059&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114315576698980059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114315576698980059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2006/03/tennis-e-tecnologia.html' title='Tennis e tecnologia'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-12949926.post-114077660367380882</id><published>2004-02-17T10:14:00.000Z</published><updated>2006-12-24T19:34:20.238Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Note'/><title type='text'>prime impressioni su Turin Brakes</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;Olly Knight e Gale Paradganian sono i Turin Brakes, un duo folk-acustico salito alla ribalta delle cronache con il sopravvalutato "The Optimist LP", autoprodotto.
Se infatti il primo disco lasciava… perplessi, il secondo dimostra una maggiore maturità artistica e comincia a farci intravvedere il loro disegno artistico fatto di suoni semplici, più acustici possibili, quasi da "Unplugged".
Ciò lo rende senza tempo. Senza collocazione. Solo dei semplici accenni qua e là.
In questo contesto la voce diventa quasi uno strumento, un po' trascinata a volte fino a scomodare assonanze con Jeff Buckley o Tom Yorke.
&lt;/span&gt;
&lt;em&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;"I let somebody get under my skin,Long distance losing is all that I've seen,Now there's a river,Now there's a &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;river&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;"&lt;/span&gt;

&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Sono le parole di "Long Distance", forse la più bella e struggente canzone del disco, primo singolo.
&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;&lt;em&gt;"Summer rain,dripping down your face againSummer rain,praying someone feels the sameTake the pain killer, cycle on your bicycleLeave all this misery behind"&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#33cc00;"&gt;&lt;em&gt;
&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Tratto da "Pain Killer", secondo singolo, altra bella ballata del disco che risulta complessivamente piacevole, meno noioso del precendente.
Bella anche la canzone con cui comincia il disco, "Blue Hour". "Little Brother" mi ricorda qualcosa dei Pink Floyd tipo "Dark Side Of The Moon".
&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;I Turin Brakes mi avevano attirato tempo fa con un concerto rigorosamente acustico che avevo avuto la fortuna di incontrare su una tv tedesca verso mezzanotte; il disco ha però parzialmente disatteso le aspettative. Semplici nello schema, non altrettanto nella scrittura, con una certa quantità di artifizi e escamotage per far quadrare i conti, questi due nordici, pare abbiano delle possibilità che al momento non esprimono. Noi, mentre ne attendiamo la fioritura e la maturazione possiamo trovare nel New Acoustic movement molti ottimi nipotini di Neil Young... Kings of Convenience o Badly drawn boy vanno molto bene.&lt;/span&gt;

&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Infine questo ETHER SONG è un disco uscito forse nella stagione sbagliata, più o meno da ascoltare nelle sere d'estate, osservando il cielo stellato, riflettendo, sognando, fantasticando, quando il cosmo a certe altitudini diventa il nostro cinema personale dove proiettare i ricordi preferiti, mordicchiandoci le labbra, annusando l'aria, sperando in una stella cadente… &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12949926-114077660367380882?l=latanadellelfo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/feeds/114077660367380882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=12949926&amp;postID=114077660367380882&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114077660367380882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/12949926/posts/default/114077660367380882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://latanadellelfo.blogspot.com/2003/11/prime-impressioni-su-turin-brakes.html' title='prime impressioni su Turin Brakes'/><author><name>elfo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04845711810842912992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://www.marge.it/hpwebsite/film/bosco.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
